20 aprile 2017

Premio Orciolo d'Oro

l'Olio di Flora racconta il Molise.

                Dopo la Gran menzione dello scorso anno, l'Olio di Flora è tra i 17 oli che si sono distinti al Concorso "Otciolo d'Oro" 2017.
Un altro importante riconoscimento per l'olio "Gentile di Larino". biologico de La Casa del Vento e una bella occasione per far parlare del Molise

LA MIA TERRA




Dopodomani, 22 Aprile, la GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA

La mia terra

La mia terra
ha mani grandi
nodose come ceppi
di quercia solitaria
nella piana
segnata dal fiume.

Nei suoi occhi
campi di grano maturo
 sottili cipressi
che salgono e scendono
la dolce collina

La mia terra
ha la voce del vento
della sera
quando il sole
è già dietro il monte
con la luna alta
ostia trasparente
nelle mani del cielo.

Profumo gentile 
di olio di oliva


19 aprile 2017

AMARE LA TERRA PER SOGNARE IL FUTURO

Fra tre giorni, il 22 Aprile,
LA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA
Non permettere a nessuno di calpestare i sogni, soprattutto quelli della Terra che aprono al domani.


Ecco un altro articolo, pubblicato nel dicembre scorso che mi piace riproporre in attesa di quest'importante ricorrenza:

Michela Bunino e il pubblico di Riflessioni in pellicola
La terza serata di riflessioni in pellicola si è chiusa con un approfondito dibattito sul tema dei “Semi  di grano antichi” introdotto con grande chiarezza e proprietà di linguaggi da Maria Grazia Marchetti, fiduciaria della Condotta Slow food Tammaro-Fortore. I semi di grano, come pure altri semi, un patrimonio tutto da riconquistare dopo il furto da parte di società e la possibilità a loro data di brevettarli per espropriare i naturali proprietari che sono i coltivatori, noi cittadini.
Maria Grazia Marchetti
A seguire, una mia considerazione sul valore e il significato del territorio, l’origine della qualità e la sola miniera a nostra disposizione, da dove è possibile estrarre valori e risorse che servono a organizzare un domani migliore, all’insegna della sostenibilità , del mantenimento della biodiversità, della sovranità alimentare e comunità del cibo. In pratica, la rivendicazione del diritto dei nostri beni comuni per ridare all’agricoltura la centralità tolta per colpa di un sistema predatorio e non produttivo; bloccare il furto di territorio (-28% di superficie di suolo fertile negli ultimi 25 anno e la riduzione a 12,8 milioni di ettari, ben poca cosa, della Superficie Agricola utilizzata); ridare fertilità al suolo e armonia alla natura; programmare il rilancio delle aree interne e marginali per ripartire con un pensiero all’ambiente, al paesaggio, alle tradizioni, al recupero di piccoli fondamentali tesori, quali i borghi che animano queste aree.
Nicola Del Vecchio
Ed ecco subito la risposta nel racconto di Nicola Del Vecchio e di Michela Bunino, coltivatori e allevatori in San Giovanni in Galdo, promotori della Condotta “Galdina” e delle tre giornate che hanno caratterizzato questo fine settimana.  Un progetto di rilancio, attraverso l’agricoltura e le tante innovazioni, del territorio che ha trovato il consenso e l’appoggio dei sindaci di San Giovanni in Galdo e Campodipietra, fondamentale per costruire un percorso condiviso e partecipato, essenziale per ottenere risultati. Risultati da trasformare in esempi da diffondere per allargare e coinvolgere altri territori di un’area interna importante qual è quella della Val Tappino e del Fortore.
Una piccola rivoluzione che dovrà scontrarsi con culture e mentalità chiuse al vero cambiamento, interessi piccoli e grandi come quelli che hanno fatto man bassa del reddito dei coltivatori con macchine e attrezzature sproporzionate, mezzi di produzione smisurati, prezzi sviliti per le produzioni ottenute come nel caso del grano a 14/15 euro al q.le.
Pensavo, seguendo l’interessante intervento, a quella mia iniziativa di qualche anno fa, l’invito rivolto alle organizzazioni professionali di dichiarare l’anno sabbatico per la cerealicoltura, che ha il significato proprio di quando gli ebrei si, ogni settimo anno, si fermavano per dare alla Terra Madre il giusto riposo e alla loro comunità la possibilità di avere il tempo e la tranquillità d’incontrarsi per discutere e programmare i successivi sette anni. Una grande saggezza che è il sistema, tutto legato al profitto e al denaro, ha cancellato. Ecco che mettere in atto idee per farle diventare azioni, iniziative, come quelle delle condotte Slow food della Valle del Tammaro Fortore e Galdina, ha il significato di una riscossa che ha un solo pensiero, il domani.
A chiusura della serata, la proiezione del bellissimo film di Ermanno Olmi,  Terra Mdreche ha ancor più convinto sul da farsi per vivere la sacralità della Terra, la nostra terra, quella che ci dà il cibo e, nel caso delle aree interne, un cibo di qualità legato alle tradizioni. La zuppa di legumi messa a disposizione dei convenuti all’incontro e i buoni vini curati dall’Onav del Molise, sono stati solo la pratica dimostrazione dell’origine della qualità, il territorio.
pasqualedilena@gmail.com

LA GRANDE MADRE TERRA

Fra quattro giorni, il 22 Aprile
LA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA
Un giorno importante per riflettere e vedere cosa fare tutti insieme per salvare la Terra dall'assalto di chi ha un solo dio il denaro.
La Terra, la madre di tutte le madri, soffre dei colpi inferti alla sua risorsa fondamentale, la natura, di cui siamo parte, anche se per una piccolissima parte. Soffre la pazzia del clima causata fondamentalmente dall'uomo. + 2.5 gradi la temperatura rispetto alla media degli ultimi 20 anni, in Italia, e meno della metà le precipitazioni stagionali, ciò che vuol dire SICCITA'. Mancanza di acqua, il bene più prezioso, che dopo la salute, menti contorte, capaci solo di rottamare, vogliono privatizzare. Folli! Tutto per impoverire chi è già povero o sulla soglia della povertà, e, tutto per arricchire chi è già ricco. Uomini amorali all'assalto dell'etica, i valori e il carattere di un popolo. Tutto con la predica del "cambiamento", delle "riforme", della "modernità"! Tutto, in verità, all'insegna delle liberalizzazioni e privatizzazioni proprie del neoliberismo.

ecco cosa scrivevo sul sito Larino viva il 22 Aprile di sei anni fa:
LA TERRA
La grande madre capace di raccontare storie di milioni e milioni di anni a partire dalla nascita della prima cellula della vita delle piante e degli animali, tra i quali l’uomo, ultimo arrivato, la creatura più recente.
Non ha perso tempo a esprimere la sua mania di potere e di dominio su tutti gli altri esseri viventi, fino ad arrivare ad utilizzare la sua intelligenza e la sua creatività non per rendere felice se stesso e i suoi simili, ma per distruggere senza che ci pensi o se ne accorga il pianeta.
Lo fa con lo sfruttamento di altri uomini per arricchirsi e, sempre per arricchirsi, lo fa con le armi quando dichiara guerra; con le perforazioni alla ricerca di petrolio fino all’ultima goccia, che, quando non riesce a controllare bene i meccanismi che ha inventato, inquina gli oceani e distrugge piante ed animali; con la distruzione dei boschi e, soprattutto, di quel polmone vitale che è l’Amazzonia; con la deviazione dei corsi d’acqua; con l’atomica- non solo bomba ma pure fonte di energia - che, quando non la controlla rischia di limitare e perfino azzerare la vita sul pianeta. Tutto all’insegna del denaro che non risparmia nessuno, tanto da essere eletto unico dio di un mondo che rischia ogni giorno di non avere un domani.
Questo denaro che ha la capacità di assorbire tutti i valori fino a rendere ognuno tanto più povero quanto più si sente più ricco di un bene che, quasi sempre, abbandona il padrone al momento della sua morte per colpa della bara, che non ha tasche o casseforti, e del cimitero, che non fa distinzione tra ricchi e poveri proprio perché il denaro, una volta passato il cancello, non ha più alcun valore e, così il potere. Un bene, quindi, che non dura, fine a se stesso.
Per le ragioni prima accennate, che lasciano preoccupazioni tutte da addebitare all’uomo, questo “Giorno della Terra”, che viene onorato in 192 Paesi del mondo e vissuto con l’idea e il proposito di fare qualcosa per aiutare questa madre di tutte le madri a soffrire meno, non si può considerare un giorno di festa, ma di grande e urgente riflessione, sulla necessità di intraprendere un percorso nuovo, quello che porta ad evitare il baratro.
Una necessità e una urgenza, dicevo, per salvare quello che è possibile salvare ed avere così la possibilità di ricominciare a sperare e sognare; poter vivere e far vivere il valore del rispetto, che, come si può facilmente capire, non è contemplato dal possesso del denaro e dall’abuso di potere.
Lo so che non è per niente facile, ma bisogna provare a vivere fino in fondo l’era che stiamo vivendo, quella della conoscenza, dando gusto ai sogni, essenziali per la progettualità e, operando per ridare vita e spazio alla partecipazione, al dialogo ed al confronto e forza alla democrazia.
Non c’è altra possibilità e, sinceramente, vale proprio la pena provare a fermarsi un attimo per riflettere e capire il valore dello stare insieme, della comunità; quello della diversità di pensiero; della terra coltivata e della professionalità di chi la coltiva, sapendo che la coltivazione della terra ci permette di avere il cibo e, per quanto ci riguarda, ancora di qualità e di tipicità; della ricchezza della biodiversità; della bellezza dei paesaggi e dell’emozione che dà un filo d’erba o il volo di un aquilone.
C’è bisogno di ridare alla politica il potere che le è stato espropriato dallo strapotere della finanza, che è l’unica ad avere oggi la dimensione globale.
Si tratta di affidare all’uomo il compito di rimettere insieme le macerie e di recuperare i cocci per poter guardare lontano ed avere dalla serenità della Terra la risposta ai suoi bisogni, soprattutto a quello della felicità che sta nella cura delle cose semplici che appartengono ad ognuno di noi e non solo a pochi.
È vero che il cielo è coperto di nubi spesse sempre più minacciose di temporali, ma, come si sa, dietro queste montagne di nubi splende sempre il sole. Basta avere l’attenzione necessaria e la pazienza di aspettare per vederle sparire. spinte dal primo vento di tramontana o un delicato grecale.
pasqualedilena@gmail.com

PREPARIAMOCI ALLA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA

Fra cinque giorni, il 22 Aprile, questa importante ricorrenza che invita ognuno a riflettere sullo stato della nostra madre terra, un pianeta da salvare. LaTerra oggi soffre ed è a rischio a causa di un sistema, che, con la scusa della modernità e del progresso, fa credere a uno sviluppo che non ha fine. La verità è che i limiti ci sono e sono propri della realtà che viviamo. Limiti necessari per la natura che ci nutre di bontà e di bellezza, di diversità. Vincoli che non interessano l'attuale sistema caratterizzato da un capitalismo assoluto privo di valori e teso solo a possedere denaro per fare altro denaro con tutti i mezzi possibili, prima di tutto la guerra, o le guerre, la distruzione dei valori e delle risorse. Ecco l'attacco micidiale alla Terra che è di tutti come il cielo, le nuvole, le stelle, il sole, la luna, il paesaggio, un domani migliore.

Un articolo scritto tempo fa e pubblicato da Teatro Naturale:
Pierre Rabhi, il poeta della terra
L’agricoltore? Con la nuova organizzazione del mercato e, soprattutto, la sua globalizzazione,è destinato a impoverirsi e a diventare nuovo servo della gleba. Un libro il cui titolo è tutto un programma: Manifesto per la terra e per l’uomo
 
Leggo su un settimanale on line la presentazione di un libro, Manifesto per la terra e per l’uomo, appena uscito e che si può trovare in libreria al prezzo di 15 euro. Un libro scritto da un contadino di origine algerina, Pierre Rabhi, che parla di buone pratiche agricole, cioè di gesti importanti, anche piccoli, utili alla salvaguardia del pianeta.
Rabhi vive nell’Ardèche, il dipartimento della Regione del Rodano-Alpi, dove l’agricoltura è prevalente con le sue coltivazioni soprattutto arboree, vigneti, frutti e castagne e dove egli ha vissuto e sviluppato le sue esperienze di agricoltore improntate sulle buone pratiche agricole e nel rispetto dell’ambiente e della natura.
Senza questo rispetto – personalmente ne sono fermamente convinto, e non da ora - non c’è futuro per nessuno.
Buone pratiche agricole, come quelle di un tempo non lontano: zero pesticidi, zero fertilizzanti, gestione attenta e parsimoniosa di quel bene incommensurabile che è l’acqua. Un bene più prezioso di fronte alla scarsità che gli esperti paventano a causa dell’incalzare di un clima che diventa sempre più caldo.
Una situazione preannunciataci da inequivocabili segnali, per la quale bisognava prepararsi da tempo e la cui gravità può essere affrontata solo con interventi immediati e forti praticabili solo se c’e consapevolezza comune. Dei coltivatori, delle multinazionali dei pesticidi, dei fertilizzanti e degli Ogm, nonché delle politiche del mercato che, così come sono oggi, affamano i produttori e ingrassano i distributori, oggi organizzati in super e ipermercati.
Rabhi, conosciuto anche come “il poeta della terra”, non si è lasciato condizionare né da queste multinazionali né da quanti, consciamente o inconsciamente, vivono con esse una permanente complicità, sapendo bene che il primo complice sarebbe diventato lui nel seguire i dettami di questi nuovi superpadroni, ben supportati da tecnici che, seppur bravi, accettano di trasformarsi in piazzisti di prodotti di questa o quella multinazionale.
Un limite e, forse, una colpa - che sento di rivolgere anche al mondo contadino. Un mondo che continuo ad amare profondamente e per il quale ho speso tanta parte della mia vita.
Rabhi, il contadino di origine algerino, sa che la terra ha bisogno di cure e che il processo che il sistema ha innestato non porta a far star bene il pianeta ammalato ma ad aggravarne la malattia. Oltretutto con la nuova organizzazione del mercato e, soprattutto, la sua globalizzazione, a impoverirlo fino a renderlo nuovo servo della gleba.
In pratica - lo dimostrano i fatti - più produci quantità e più fai il gioco di chi ti compra con i suoi prodotti e ti rende ogni giorno più povero.
Tornare alle buone pratiche agricole ed ai tempi non lontani di quando si mangiava e si era padroni della propria terra e del proprio destino e, così, riuscire a coinvolgere il mondo contadino a mettere da parte i super trattori e i superaratri ed a svuotare i magazzini di concimi ed antiparassitari, vuol dire far saltare il banco, il sistema. Vuol dire riportare al centro un mondo e una pratica economica fondamentale, non solo per salvare il pianeta ma, soprattutto, per dare basi solide a un nuovo domani che non può che essere sostenibile.
Basta riportarsi a 50 anni fa per capire quello che sto dicendo. A quando il seme era nelle mani dei coltivatori; il coltivatore applicava l’avvicendamento e la rotazione; il concime era la sostanza organica e il “cavallo vapore” erano il bue, l’asino o il cavallo. Questo, non per tornare indietro nel tempo, ma per capire bene il significato dei bisogni, il senso della libertà, il valore della sobrietà e dell’autonomia dalle banche e dalla finanza, che oggi manca e porta ad abbandonare la terra.
Per capire come dalla mancanza di acqua si è passati allo spreco, con campi di finocchio o di verdure inzuppati dalla non consapevolezza del valore di questo bene vitale, che non sono più sopportabili da vedere.
Ciò spiega che ci sono abitudini, culture, da rivisitare e mettere in discussione per dare il proprio contributo a riportare in primo piano l’agricoltura e, nel contempo, ritornare ad essere protagonista - con piccoli gesti e buone pratiche agronomiche - di quei percorsi nuovi di cui ha bisogno il pianeta, il territorio, il mondo della produzione e della trasformazione. Al loro fianco è chiamato a schierarsi il cittadino consumatore al quale, attraverso le scelte di acquisto, è assegnato un compito fondamentale di sostegno ad un percorso cosciente e responsabile.
di Pasquale Di Lena
© RIPRODUZIONE RISERVATA

7 aprile 2017

La Casa del Vento sceglie il Campione italiano di potatura per il suo "L'Olio di Flora"

Alessandro di Lena campione italiano di potatura 2017
E' iniziata la potatura a La Casa del Vento su il "Monte" di Larino e a viverla da protagonista c'è Alessandro Di Lena, il Campione italiano di potatura a vaso policonico, con il padre Antonio, già campione regionale e quarto a un Campionato italiano di anni fa, e la madre Livia. E' di pochi giorni fa la sua incoronazione sul podio più alto, con la consegna delle "Forbici d'oro, a Ponsacco, in provincia di Pisa.

La potatura, come sanno gli olivicoltori e gli esperti di questa coltivazione, è un'arte e, di tutte le operazioni che fanno riferimento alla buona coltivazione dell'olivo, è sicuramente la più importante, soprattutto quando ci sono olivi colpiti dal freddo di febbraio ed hanno bisogno di riprendere il naturale vigore vegetativo. Una buona potatura è non solo cura dell'olivo, ma anche possibilità, con le attenzioni per le altre operazioni, quali la concimazione e la difesa da funghi e insetti nocivi, di un buon raccolto, sia per quantità che per qualità.

La qualità è fondamentalmente nell'origine, il territorio, ma sta anche nella capacità e
maestria dell'olivicoltore. Essa è l'elemento vincente su un mercato sempre più globale, soprattutto se abbinato all'altro elemento, la diversità dei caratteri di un olio. Ed è questa diversità che, con il suo patrimonio di biodiversità olivicola, oltre 500 varietà autoctone di olivo, pari al doppio del patrimonio del resto del mondo olivicolo, che porta l'Italia a primeggiare il nostro Paese e i nostri oli.

Un patrimonio a rischio, con la scelta degli oliveti superintensivi, proprio nel momento in cui si rende vincente una strategia di marketing che riesce, con la cultura, a coniugare qualità e diversità, cioè gli elementi che rappresentano la storia e la grande tradizione dell'olivicoltura italiana.

Alessandro con i genitori

Un consumatore esigente, che ha anche la possibilità di spendere, soprattutto quello che si è avvicinato da poco all'olio extravergine di oliva, ha bisogno della cultura dell'olio, delle tradizioni che sono legate ai territori che la esprimono, di oli diversi più che di olio, cioè di diversità e non solo di qualità.

Ed ora a vivere la potatura e cogliere quest'occasione per festeggiare, con flora e i suoi genitori, Alessandro.


6 aprile 2017

Eco dalla Bit. Quando a vincere è la cultura:

Il messaggio "Fuori dai luoghi comuni", che ha accompagnato la presenza del Molise alla Bit di Milano, è, per me, molto bello, proprio perché capace di suscitare l'attenzione di chi lo legge e, con esso, lo stand davvero innovativo, ricco d'immagini e di proposte - c'è da credere - sono tanta parte del successo che il Molise ha vissuto all'inizio di questa settimana all'interno della grande manifestazione internazionale dedicata al Turismo. Un successo testimoniato dalla presenza numerosa, oltre ogni previsione, di operatori turistici e degli stessi visitatori.

Ben giustificato, quindi, l'entusiasmo del Presidente della Regione Molise, Paolo Di Laura Frattura, presente all'inaugurazione e ben comprensibile la soddisfazione dell'On. Remo di Giandomenico, commissario straordinario dell'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, Remo Di Giandomenico, l'ideatore del Distretto Turistico Molise Orientale.

Ed è l'on. Di Giandomenico che ha voluto la presenza del Molise alla Bit e arricchirla anche della ristampa del libro "Molise, il piacere di una scoperta", Arti Grafiche La Regione Editore, con la sua diffusione, nella versione italiano e inglese, all'interno dello stand Molise. Un dono, la copia omaggio, a ogni operatore turistico che è passato allo stand e si è accreditato.

Un libro che racconta il Molise con tutt'i suoi 136 paesi e indica, con i percorsi, la strada al visitatore, è materiale che resta e non un dépliant che, nella maggioranza dei casi, si strappa e si butta.
Ed è cultura, nel caso specifico, del territorio molisano, piccolo ma ricco di tutto.

La promozione ha le sue priorità per risultare vincente: 1. una strategia di marketing del territorio, le sue risorse e i suoi valori; 2. l'organizzazione di ciò che si promuove e l'adeguamento alla domanda che l'azione di valorizzazione; 3. la cultura che il territorio esprime e , non ultimo; 4. la continuità delle azioni, sapendo che l'episodicità è un grande spreco.

Bisogna sperare che il successo registrato e l'entusiasmo suscitato nei giorni della Bit a Milano, diventi, per il governo regionale, stimolo di programmazione e di strategie in grado di disegnare il futuro del Molise, che ha - è bene ripeterlo -  nel territorio, interno e costiero, le sue uniche risorse.







Il Festival della cucina con la Cozza tarantina a Pozzilli, Hotel Dora

Una pomeriggio e una serata davvero interessanti quelli che ieri ha visto protagonista  il salone delle feste dell’Hotel Dora, con la Cozza protagonista i cucina e a tavola. Questo prezioso frutto tipico del Mar Piccolo di Taranto, oggi allevato e sottoposto a strettissimo controllo, nel rispetto della qualità e della salubrità.

Pino Marino e Adriano Cozzolino
La tappa conclusiva del “Festival della Cucina della Cozza tarantina”, giunto alla XI edizione, organizzata dai due bravi cuochi  del noto albergo di Pozzilli, Adriano Cozzolino e Pino Marino.
Due le iniziative  in programma: la finale per la scelta del campione tra i vincitori delle cinque tappe del Festival 2016 e la Tavola rotonda “Le pietanze nella memoria”, che ha occupato tutto il pomeriggio.
Un confronto serrato sul grande tema del Cibo che ha visto impegnati  il Presidente del Centro di cultura Renoir, Cav. Cosimo Lardiello, ideatore del Festival; Cristina Latessa, giornalista dell’Ansa; Luigi torelli della rivista “Italia Turismo”; Harry Di Prisco, giornalista Gist; Adriano Cozzolino; Giovanna May, Accademia della Cucina Italiana; Emilia Vitullo, esperta di turismo; Carmelina Colantuono, la signora di Frosolone che con la sua mandria continua il rito e mito della transumanza; Mario Stasi, agronomo esperto di viticoltura e olivicoltura; Vittorio Sallustio, presidente dei cuochi molisani, Pasquale Di Lena, appassionato di cibo e di cucina.
Tanti contributi,tutti di livello, all’interessante confronto, che ha messo in luce le questioni del momento come il territorio con i suoi valori e le sue risorse; l’agricoltura e la ruralità; la qualità e la biodiversità; la tradizione; lo straordinario e immenso patrimonio di eccellenze agroalimentari Dop e  Igp, Doc e Docg, a rischio con l’approvazione del Ceta, il trattato Europa – Canada, di qualche mese fa, se ratificato, e del Ttip, l’altro trattato con gli Usa se verrà posto all’attenzione del Consiglio d’Europa e approvato.
Bisogna dire NO a questi trattati se si vogliono salvare i nostri territori che – è bene ricordarlo – sono l’origine della qualità del nostro cibo, espressa non solo dai prodotti a indicazione geografica e, non solo, ma anche dai quasi cinquemila prodotti tipici legati alla tradizione, con il Molise che ne conta  159 e si pone all’11° posto nella classifica delle regioni italiane.
La transumanza e gli allevamenti tradizionali soppiantati dalla ricerca della quantità degli allevamenti intensivi e, peggio ancora, super intensivi.  Il turismo legato al cibo e alla cucina.  Il ruolo della donna in cucina, soprattutto nel Molise. Un ruolo tutt’ora fondamentale. La cucina e le stagioni, le feste, i riti, le ricorrenze, le tradizioni.
Riflessioni di grandi attualità soprattutto per il Molise che, se vuole programmare e progettare il suo domani, deve porre al centro le risorse e i valori che il territorio ha e può esprimere solo se salvaguardato,e tutelato e valorizzato.
A chiusura della ricca e interessante manifestazione la proclamazione del vincitore e la consegna del trofeo di campione 2016 al giovane e bravissimo cuoco, Mirko Ricci, del Park Hotel Ricci di San Giorgio del Sannio, in provincia di Benevento. Applausi
Larino, 06.04.2017

5 aprile 2017

PREMIO TERRITORIO A L’OLIO DI FLORA DI LARINO AL CONCORSO BIOL 2017


A l’olio de La Casa del Vento di Larino, L’Olio di Flora 2016, biologico della varietà “Gentile di Larino, il riconoscimento di rappresentare il Molise al Premio Biol 2017 che c’è stato due settimane fa.
Un riconoscimento particolarmente gradito nell’anno terribile dell’olio, il 2016, che ha contraddistinto la passata raccolta.
Un riconoscimento che arriva dopo le tre medaglie d’oro a L'Olio di Flora ottenute al Concorso “Goccia d’Oro” e dopo la medaglia d’argento ricevuta, alla alla fine dello scorso anno, dal Premio BIolNovello 2016.

Essere presenti in un’importante competizione internazionale, qual è il Premio Biol, giunto alla sua XXII edizione, è importante, e lo è tanto più quando quell’olio è il solo a rappresentare  un territorio.
Dopo la grande e bella vittoria di Alessandro Di Lena, il giovanissimo larinese Campione italiano di potatura, “Forbice d’oro”, al XV Conconrso Nazionale di potatura a vaso polifonico, che c’è stato sabato scorso a Ponsacco, in Toscana, ecco Larino, con L’Olio di Flora, ancora una volta alla ribalta nazionale e internazionale grazie ai suoi olivi “Gentili”, “Salegni” e di “San Pardo”, tre delle 18 varietà autoctone del Molise che partecipano al primato della biodiversità olivicola italiana, oltre 500 varietà, un patrimonio unico al mondo. Con Larino tutto il Molise, in particolare quello dei paesaggi più belli grazie ai suoi olivi e ai bravi olivicoltori che li hanno saputo disegnare nel corso dei secoli.
Ed ora tutta l’attenzione alle operazioni di potatura, concimazione, trattamenti,  e la prevenzione per rispondere in tempo ai possibili attacchi della terribile mosca, e, così, sperare ad avere una raccolta abbondante e di grande qualità.
Larino, 05.04.2017

3 aprile 2017

Alessandro Di Lena, di Larino, è il nuovo campione italiano di potatura  

I DI LENA
Alessandro, neo campione italiano di potatura; il padre Antonio,
quarto al campionato di qualche anno fa e Pasquale, sesto due
anni fa e primo tra i giovani 
Ad Alessandro di Lena, appena diciottenne, non piace proprio essere secondo, come a suo padre Antonio e al fratello, più grande di due anni, Pasquale, entrambi campioni regionali, con  Pasquale risultato anch’egli primo tra i giovani al Campionato italiano di due anni fa, mentre lo scorso anno è risultato proprio Alessandro il migliore dei potatori italiani giovani.

Non sono passati neanche dieci giorni, dopo il secondo posto conquistato giovedì 23 marzo 2017, a Montorio nei Frentani (CB), al Campionato Regionale di potatura dell’olivo a vaso polifonico, che subito, approfittando del Campionato italiano che c’è stato sabato scorso a Ponsacco, in Toscana, si è preso il gusto di salire sul podio più alto ed essere applaudito come il Campione Italiano di potatura 2017.

E non solo, per la seconda volta la targa di miglior giovane potatore, vincendo la concorrenza di 60 partecipanti, di cui altri cinque molisani, che hanno festeggiato subito la bella e importante vittoria di Alessandro.

E' il terzo larinese, dopo Di Tommaso  e Ricci, nelle 15 edizioni svolte, a conquistare le "Forbici d'oro".

Un successo che il nuovo Campione italiano di potatura dedica alla sua famiglia, alla sua Larino ed al suo Molise.

Bravo Alessandro!