29 giugno 2017

Un invito ad assaggiare le bontà e visitare le bellezze del Molise

Colle d’Anchise, non lontano da Bojano, l’antica capitale dei Sanniti, è un luogo magico per chi vuole gustare il Molise, la terra che, con la sua diffusa ruralità e la ricchezza di biodiversità, il suo cibo, le sue antiche tradizioni. Dall'abbandono fino alla scoperta da parte di Michele Lucarelli


Michele Lucarelli e i suoi giovani collaboratori
Non c’è niente fuori luogo, ma un ordine perfetto che vuol dire cura, attenzione. Anche i sei cipressi in fondo al grande prato, che sembra un’ombra lunga di verde dell’antico caseggiato tutto in pietra viva, sono in riga, sull’attenti, come a eseguire il comando di un giovane caporale che non vuole sbagliare.
E’ questo verde, che corsi d’acqua separano da altri prati verdi, il carattere de La Piana dei Mulini, che, al Km 7, affianca la Strada Statale 647 Fondo Valle del Biferno. Ed è il verde dei prati curati e delle colline che raccolgono questo luogo - segnato dal Biferno, che nasce più a monte, poco lontano, dalle rocce che ombreggiano Bojano, dei Sanniti l’antica capitale - il primo cibo, quello della mente e dell’anima, che La Piana dei Mulini, mette a disposizione dei suoi ospiti.
L’acqua che passa sotto i ponti che sostengono la più bassa delle case allineate in una sola fila, ha dato vita, sin dalla fine del 1700, a un mulino ad acqua, centro per la colorazione della lana e, poi, centrale idroelettrica. Dal ponte in legno l’acqua la puoi vedere scorrere in silenzio, quando non è animata da cigni
E’ la storia che passa, fino all’abbandono della seconda metà del secolo scorso che ha accompagnato la fuga dell’uomo da questi posti alla ricerca di un lavoro. La grande emigrazione verso il Nord America, il Canada in particolare, o il triangolo industriale e i paesi del Nord Europa. L’abbandono, il degrado, le macerie, la natura selvaggia senza più una cura, fino a quando, 2002, non entra a far parte del sogno di Michele Lucarelli, che è quello di ridare a questo luogo magico nuova vita.
I sogni, come si sa, soprattutto quelli che più t’innamorano hanno ha capacità di farti volare e portarti già nel domani. E il domani sognato da Michele è quello che ha, impegnando non poche risorse e superando ostacoli di ogni tipo, oggi realizzato, mostrando la magia del luogo anche a chi è distratto.
Una lunga casa di case in pietra appiccicate l’una all’altra con 12 camere a disposizione di chi vuol vivere la natura; camminare; fare mountain back; ascoltare il canto delle acque del principale fiume del Molise, il Biferno; leggere un libro; dare ai propri figli, ancora bambini, il senso della libertà, del gioco. E non solo, vuole gustare il Molise, la terra che, con la sua diffusa ruralità e la ricchezza di biodiversità, il suo cibo, le sue antiche tradizioni, riesce a dare al passato il valore che merita, soprattutto in un momento della storia in cui le cosiddette arretratezze sono le vere grandi possibilità di futuro. Non le sole, ma di sicuro le più importanti se la bellezza e la bontà; il dialogo e la partecipazione; il rispetto e la diversità, la sobrietà, tornano ad essere valori di riferimento e segnali di felicità al posto del deo denaro.
La bontà del cibo e della tavola con il ristorante dalle belle volte a vela in pietra; il locale semiaperto per i buffet e il salone degli incontri e delle feste. La cucina nelle mani sapienti di Severino Miozza, uscito dalla scuola di Bobo Vincenzi del ristorante Ribo di Guglionesi, e del suo collaboratore Luca Storti. Due giovani di Larino che vivono con grande entusiasmo questa loro bella esperienza a La Piana dei Mulini.
Michele, l’ideatore e promotore di questa Residenza storica-Albergo diffuso, è il ricercatore dei prodotti, a partire da quelli del territorio di verdeggianti colline che, nella minuta pianura, accolgono La Piana sei Mulini, al resto del territorio molisano. Una scelta della tipicità e della qualità a partire dalle farine ai vini, dai salumi ai formaggi, dai funghi ai tartufi, dalle verdure all’olio extravergine di oliva, un prodotto esaltato e privilegiato che vive qui la completezza del suo ruolo, visto che è portato a tavola come benvenuto a chi arriva e, soprattutto, viene utilizzato in cucina per dare un valore aggiunto di bontà ai piatti di una cucina attenta alla tradizione.
La Piana dei Mulini, un luogo davvero bello, che merita di essere visitato; una struttura accogliente, che ben racconta e rappresenta la grande virtù dei molisani, l’ospitalità, il piacere di stringere la mano a vecchi e nuovi amici e dare, con il sorriso, il benvenuto. Racconta, anche, il gusto dei molisani, con i piatti di una cucina varia, ispirata dalla terra e dal piccolo tratto di mare, che le donne hanno saputo creare e, che ultimamente, è sempre più patrimonio di bravissimi cuochi, la gran parte giovani come Severino e Luca, e di comunicatori di culture, quelle che i vini e gli oli - fondamentali testimoni, insieme con il tartufo bianco, del territorio molisano – magnificamente esprimono.
di Pasquale Di Lena
Teatro Naturale pubblicato il 29 giugno 2017 in Racconti > Quo vadis

22 giugno 2017

Grazie Carolina!


Carolina Mariani quando il bar non era solo bar
Ieri pomeriggio l’ultimo saluto al personaggio che, con le sue piccole ma importanti iniziative, ha animato il Pian San Leonardo (u chiand’a fiere)tutta la seconda metà degli del secolo scorso. Un punto di riferimento per la piccola comunità nata ai lati della grande Fiera di Ottobre e, poi, via via cresciuta con la prima casa popolare, le scuole medie, l’ospedale.
 Carolina, la grande Carolina, ha accompagnato questa crescita con il suo bar e con quel suo emporio , una bozza di super mercato, dove trovavi di tutto.
Si chiude un’epoca e, per noi figli della guerra o del primo dopoguerra, si apre la pagina dei ricordi di quando, ancora imberbi, ci ritrovavamo “davanti al bar di Carolina” con Carolina che  ci accoglieva con il suo sorriso e la sua inflessione dialettale abruzzese, come a ricordare i passi di generazioni di pastori che sostavano due volte l’anno, , fine maggio e prima metà di ottobre, in occasione della transumanza, a Larino, ma, anche e soprattutto, i suoi passi e quelli dei suoi genitori e della sua numerosa famiglia, quando finirono con la sistemazione a Larino.
Erano gli ’50, il tempo dei primi innamoramenti, quando scappavamo da Carolina ed avevamo la sensazione di essere in un paese diverso da Larino. Succedeva anche a Larino con lo scontro permanente tra “capammonde e capabballe”, i due punti animati da una moltitudine di ragazzi che via via sparivano con i bastimenti che li portavano oltre oceano e con la speranza di tornare un giorno anche solo per litigare.
Tra noi del centro storico e quelli del Pian San Leonardo non c’era tanta simpatia, ma davanti a Carolina eravamo tutti amici. Grazie Carolina!

17 giugno 2017

L’Olio di Flora, il "Gentile di Larino" monovarietale e l’attore Edoardo Siravo




L’Olio di Flora, grazie alla bella presentazione e degustazione preparata da Michele Lucarelli nel suo Ristorante “La Piana dei Mulini”, ha un nuovo estimatore, l’amico Edoardo Siravo, il noto attore di cinema, teatro e televisione; doppiatore; regista, soprattutto di opere liriche, nonché docente dell’Accademia d’Arte drammatica della Calabria e del Conservatorio Teatrale di Roma.

Al Molise, terra d’origine dei suoi genitori,ha voluto dedicare La Compagnia teatrale Molise spettacoli.

Edoardo Siravo con Michele Lucarelli de La Piana dei Mulini
Ospite della Regione a La Piana dei Mulini, un primo assaggio de L’Olio di Flora, venerdì sera a tavola, in occasione della cena.
Ieri, a pranzo, dopo aver moderato l’importante incontro “Lungo le vie della Transumanza: i Tratturi”, promosso dal presidente del Consiglio regionale Vincenzo Cotugno, un nuovo assaggio con altre squisitezze preparate da, Severino Miozza e Luca Storti, del Ristorante dell’Albergo diffuso, La Piana dei Mulini, l’incantevole struttura, posta lunga la strada bifernina nel territorio del Comune di Colle d’Anchise. Severino e Luca, due giovanissimi cuochi entrambi di Larino, la terra dell’olio “Gentile”.

Edoardo Siravo, un nuovo estimatore, un nuovo amico e la buova occasione per far conoscere le bontà di una terra generosa qual è il Molise

13 giugno 2017

la devozione


Anche a Sant'Antonio, come a San Giuseppe, viene dedicato un altarino nelle case che rispettano la loro devozione al Santo "meracueluse e bielle" e, come a San Giuseppe, viene donato  qualcosa, la pagnotta benedetta.

Una tradizione della mia famiglia che mamma Angelina e zio Mario hanno voluto trasmettere a me e a mia sorella Carmela e a Nicolino, il primo dei cugini Mammarella.

Questa mattina nella casa di Franco Balenzano, mia sorella e sue figlia Rosa, hanno aperto la porta a chi vuole entrare a vedere l'altare allestito con grande cura e prendere le pagnotte di pane benedetto in distribuzione, dopo la benedizione indetta da Don Costantino davanti a parenti e amici.


Buon Sant'Antonio a tutti e auguri



6 giugno 2017

Corruzione senza fine?  

di Umberto Berardo 

La violazione delle norme nelle gare o negli appalti da parte di un pubblico ufficiale può riguardare la corruzione, la concussione, l'abuso d'ufficio o il rifiuto e l'omissione di atti d'ufficio, l'induzione indebita a dare o promettere utilità, ma è sicuramente un fenomeno deplorevole non solo  perché viola i canoni dell'onestà comportamentale, ma anche in quanto reca danni di natura economica alla collettività ed incancrenisce la trasgressione delle regole condivise.
Il fenomeno è disciplinato dal Codice Penale soprattutto agli articoli 318 e 319
Nel 1992 con l'inchiesta Mani Pulite del pool di Milano si scoperchiò in maniera plateale la corruzione allora dilagante e si ebbe la sensazione di poterla eliminare o quantomeno ridimensionare.

Sono passati gli anni, ma il fenomeno ha continuato a diffondersi coinvolgendo pubblici ufficiali, imprenditori, il mondo della finanza e delle banche, la politica ed in generale singoli individui tutti indirizzati verso l'idolatria della ricchezza e del denaro conquistati tra l'altro con reati gravissimi e non visti più in termini negativi, ma come una forma esistenziale condivisibile e perfino da ammirare.

In tale direzione si è sempre più ragionato in termini di convenienza piuttosto che di onestà e di principi etici.
Senza più idee forti alla base della convivenza abbiamo assistito appunto ad una deriva etica che ha portato sul lastrico tanti piccoli risparmiatori con il crack di alcuni istituti di credito. 

La legge Severino del 2012, con i tentativi di misure di prevenzione, di riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, di modifiche al Codice Civile e Penale anche con aumenti di pena, e lo stesso Decreto legislativo 235/2012 con l'incandidabilità per i condannati a pene superiori ai due anni di reclusione non hanno dato risultati accettabili.
A giudicare dagli eventi che continuano a presentarci ininterrottamente atti di corruzione, il cui indice in Italia è il peggiore dei Paesi Ocse, anche l'Autorità nazionale anticorruzione, pensata come organo di vigilanza nella trasparenza degli atti della pubblica amministrazione, sembra non aver dato sin qui esiti migliori.

Le ordinanze di custodia cautelare e gli arresti che continuano senza interruzione da anni testimoniano una situazione davvero inaccettabile.

Hanno allora sicuramente ragione Nicola Gratteri e Antonio Nicaso ad affermare nel loro saggio "Padrini e padroni" che "C'è una preoccupante correlazione tra criminalità, corruzione e distorsione dei processi democratici" rispetto alla quale sembriamo assuefatti e che purtroppo rappresenta il rischio più grande che sta avvelenando l'economia e creando discriminazioni e disuguaglianze.
Le indagini non mancano, ma sicuramente occorre prendere atto della necessità di leggi più adeguate, di meccanismi più efficienti di accertamento dei reati, di pene più severe capaci di fungere veramente da deterrenza, della riconsiderazione del concetto di prescrizione ed anche di codici etici all'interno delle forze politiche in grado di affidare la governance della collettività a persone competenti e soprattutto eticamente responsabili.

Non ci convince molto l'idea di chi vorrebbe diminuire le pena per il corruttore nella speranza di averlo come delatore per il corrotto, perché davvero entrambe le figure ci sembrano passibili di condanne molto severe.
Occorre ancora cancellare intorno a noi quel modo di vivere che è disponibile a venire a patti con la propria coscienza nella convinzione inaccettabile che "tanto così fanno tutti".
Sono deroghe da eliminate dalla collettività nella quale bisogna riconquistare i principi morali dell'onestà e del rispetto delle regole condivise.

Le pene per chi non rispetta le leggi sono utili, ma si deve lavorare a livello educativo per trasmettere alle coscienze la necessità di rifuggire da comportamenti malvagi che sono sempre la negazione della giustizia sociale e quindi dei corretti rapporti umani di rispetto dei diritti altrui.

Questo compito importante un tempo lo avevano le famiglie, la scuola, la Chiesa, i partiti politici ed in generale le associazioni.
Oggi è una funzione che sembra sgretolarsi rischiando di fare molti danni alla società.
Si chiama educazione civica e morale e noi tutti abbiamo il dovere di rifondarla intorno a noi non solo con l'insegnamento, ma soprattutto con l'esempio di vita.

Se accettiamo che l'individualismo spinga verso il male, la protervia e l'esclusione nella convinzione di rincorrere solo  l'idolo della ricchezza, noi daremo alle nuove generazioni una visione completamente distorta della vita e della gioia di esistere e di condividere serenamente con gli altri ogni cosa.
Non possiamo permetterci oltretutto di ovviare  alla costruzione di un pensiero critico, positivo e libero possibilmente da illazioni negative che rischiano di rendere oscuro il futuro, ma anche buio il presente in cui molti sembrano smarriti per mancanza di ancoraggi etici.  

Giuliano Sarti, il grande portiere, non c’è più

Sarti, Burgnich, Facchetti era l’inizio di una specie di filastrocca che raccontava della grande Inter di Herrera e della Nazionale italiana.

Ho letto la notizia della sua scomparsa e, dopo aver provato commozione, ho ripetuto per un attimo la filastrocca, e, subito dopo, mi sono ricordato di quando, tanti anni fa, l’ho conosciuto al Ristorante “ Carmagnini del ‘500”, sulla strada che da Calenzano porta a Barberino e, proseguendo, sulla Futa. Un ristorante che so conosciutissimo e famoso come un tempo, grazie al suo proprietario, Saverio Carmagnini, e, non solo per la bontà della sua cucina e il perfetto abbinamento Cibo-vino, ma anche per un Premio originale, il Giglio d’Oro di Carmagnini.  Un premio dedicato a un mondo, quello del ciclismo, e ai sui campioni, promosso da Saverio, uno dei più noti sommelier della Toscana, e grande appassionato dello sport che anch'io amo, ben 44 anni fa.
Conoscevo Saverio per aver frequentato il suo famoso ristorante, ma, se ricordo bene, quella volta che sono stato invitato a essere presente al pranzo della premiazione, era per essere stato da poco insignito del riconoscimento di socio onorario dell’Associazione Italiana dei Sommelier (AIS), grazie anche a lui, in quel tempo ai vertici dell’Ais della Toscana a Ettore Silvestri dell’antica Trattoria Botteganova, allora responsabile dell’Ais di Siena e al mio amico-collaboratore dell’Enoteca, il compianto Fausto Virgilio, che mi aveva proposto.
Saverio, il padrone di casa e patrono dell’evento mi ha assegnato il posto a tavola a fianco a giuliano Sarti, che ho prontamente riconosciuto.
Il tempo di stringerci la mano e subito a parlare come vecchi amici, di calcio, di ciclismo, di vino e di cibo, di Molise e della mia Larino. Ho fatto presente subito la mia fede granata e, anche, la mia simpatia per l’Inter, con il grande centravanti, l’italo-argentino Angelillo, che ancora rimane, insieme al mitico Gigi Meroni, il mio calciatore preferito; la mia grande passione per il ciclismo e il tifo per Coppi, il campionissimo per le sue leggendarie vittorie.
E’ così che ho avuto modo di conoscere il campione e di apprezzare una persona gentile, squisita, che ricordo con un addio ora che ho saputo che non c’è più.


2 giugno 2017

L’OLIO DI FLORA IN GIAPPONE


Yasuyuki Nagato con la sua bambina
e L'Olio di Flora
Dopo l’Austria, con l’albergo – ristorante HERRE HOUSE di Hans Kreiner a Strasburgo in Carinzia; l’Estonia, con il ristorante ATTIMO di Paolo Moglia nella capitale Tallin; il Canada, con Elio Radocchia ristoratore in AURORA, cittadina a nord di Toronto; la Germania e la Svizzera, con Benigna Mallembrein e i genitori del più volte campione del mondo di Biathlon, Benedict Doll, proprietari del SEMINARHOTEL di Hinterzarlen nella Foresta Nera e, dopo, il piccolo delizioso negozio  LE MILLE PATES, posto alle spalle del Palazzo Reale di Parigi, che parla italiano con  Catha e Robert Pronzato, ecco il Giappone con Yasuyuki Nagato, innamorato del Molise, del suo cibo e della sua tavola.
Yasuyuki Nagato è un importatore speciale, molto originale, visto che è un imprenditore, produttore di mini frigo e cantinette con raffreddamento a circolazione naturale per ristoranti ed alberghi.   Produzione di frigo e cantinette particolari nel segno di un’integrazione uomo, ambiente naturale e sociale.
E’ questo suo pensiero per il il clima, l’ambiente, il futuro stesso del globo e la necessità, sempre più urgente, di aiutare la terra a liberarsi da ogni
inquinamento, che l’hanno portato a scegliere dell’Italia il piccolo territorio del grande Molise
  e, di questo territorio, un olio biologico prodotto da La Casa del Vento, posta su una dolce collina dell’antica capitale della Frentania, Larino. La Casa che ha visitato in due occasioni , in compagnia di amici del Giappone e di Taiwan.
L’Olio di Flora, un monovarietale “Gentile di Larino” prodotto, sin dalla sua prima uscita nel 2007, da un oliveto condotto con metodo biologico, naturale, nel rispetto non solo dell’ambiente, ma, anche, di quel paesaggio stupendo che si alza con l’alba che nasce dal mare di Vasto, Termoli, le Tremiti e il Gargano; si apre sul piccolo oliveto e, più giù, sul lago del Liscione e le dolci colline del Basso Molise per poi consegnarsi alla sera dietro le cime delle Mainarde o della Maiella.
 Ci è stato raccontato che L’Olio di Flora, arrivato da qualche giorno nel Paese del Sol levante, è bastato poco per riprendersi dal lungo viaggio ed è tutto felice di esserci, dopo l’Austria, l’Estonia, la Francia, il Canada,  e, ancor più, di stare nelle mani di un nuovo amico, il signor Nagato, con il quale condivide le preoccupazioni per il clima e la Terra. Soprattutto le passioni, fra le quali quella di vivere una nuova avventura e, grazie a lui, trovare nuovi estimatori, anche loro, come i tanti incontrati lungo questo percorso che dura ormai da dieci anni, suoi futuri amici.
Esserci come testimone di un territorio; una varietà, “Gentile di Larino”, che copre 1/3 dell’olivicoltura molisana;  produttori appassionati e capaci; una tradizione ultramillenaria rappresentata dall’olivo e dal suo olio.
c.s. 2 giugno 17