31 luglio 2017

UNITI CONTRO LE SCELTE NEOLIBERISTE PER UN PIU' FORTE IMPEGNO CULTURALE, SOCIALE E POLITICO

di Umberto Berardo



Siamo a pochi mesi dalle elezioni della prossima primavera.

Abbiamo già affrontato in parte il tema, ma occorre ora allargare la riflessione tentando di muovere in qualche modo il confronto.

A livello nazionale e regionale gli esponenti della cosiddetta sinistra non solo non si sono adeguatamente opposti alle politiche neoliberiste del PD, ma nulla hanno fatto per ricostruire un tessuto democratico sul piano elettorale, per impedire il Jobs Act, la devastazione del territorio e dell'ambiente, la privatizzazione strisciante in atto del sistema sanitario, la precarizzazione e pauperizzazione del lavoro e la diffusione della disoccupazione soprattutto giovanile.

Questioni enormi come la programmazione di un'economia al passo con i tempi e le migrazioni di masse enormi di popolazioni dal sud e dall'est del mondo sono lasciate a tentativi di soluzione improvvisati, empirici, provvisori e casuali che non aprono spazi a sistemi reali di integrazione.

La sinistra, dunque, non solo non è stata capace da anni di dar vita a governi credibili, ma anche l'opposizione messa in atto da una parte di essa ha fatto ricorso a giochi di prestigio tendenti ad illudere o, peggio ancora, ad ingannare l'elettorato.  

Un trasformismo equivoco e pericoloso poi è stato creato ed alimentato radicandosi sul territorio per interessi personali e di gruppo che di fatto hanno alimentato il voto di scambio riducendo al lumicino quello di opinione.

Soggetti tinti di rosso per convenienza, radical chic, imbonitori, parolai incantatori di serpenti e politici di professione senza più riferimenti all'elettorato hanno continuato a galleggiare nelle acque di un mondo ideologico e politico che non appartiene al loro stile di vita e nel quale prosperano per puro opportunismo e ricollocazione in vista di possibili candidature.

La stessa frammentazione, che pure è riuscita a trovare momentaneamente almeno unità elettorale con l'esperienza dell'Ulivo, ha creato di recente divisioni ancora più articolate, frutto di evidenti incompatibilità delle sue componenti sulle visioni umane, sociali, economiche e politiche.

Tali macerie non potevano non dare luogo alle forme di populismo e di astensionismo che rischiano davvero di portare all'implosione del sistema democratico.

Stiamo già assistendo a tentativi a nostro avviso ancora una volta verticistici e pseudo democratici di affrontare e risolvere le questioni relative almeno ai  possibili percorsi unitari a sinistra sul piano elettorale.

Il primo passo in questa direzione è prioritariamente definire o, se preferite, ridefinire le basi culturali, ideologiche e ideali di un tale raggruppamento politico.

Pur nella contaminazione di principi e valori tra destra e sinistra e nella nascita e sviluppo di movimenti trasversali che si definiscono a-ideologici e che rendono sempre più difficile, per dirla con Giorgio Gaber, enunciare cosa appartiene ad un campo concettuale, culturale e pragmatico o ad un altro, per noi "sinistra" si associa anzitutto ai principi dell'Illuminismo relativi alla libertà, all'uguaglianza ed alla fraternità coniugate nei diritti relativi e nella condivisione dei beni fino a comprendere una struttura democratica e partecipativa dello Stato.

A questo la sinistra deve fare riferimento non tanto nelle idee, ma soprattutto nello stile di vita per la costruzione di quel contesto di condizioni che dovrebbero dare origine finalmente alla giustizia sociale che finora siamo stati capaci di proclamare soltanto senza mai realizzarne se non qualche lieve presupposto.

Chi in questa direzione ha prodotto errori marchiani, non ha fatto registrare impegni coerenti e si è occupato di altro dovrebbe fare autocritica avendo il buon senso di togliere il disturbo e lasciare il campo ad un rinnovamento totale del quadro politico.

Finora la rincorsa alla candidatura, l'assenza di nuovi principi, metodologie operative, regole chiare e dirimenti sul piano etico e qualche accenno insufficiente  di apertura larga al rinnovamento ci convincono che al momento il nuovo all'orizzonte potrebbe essere fondamentalmente il vecchio che avanza.

Lontani allora da ogni logica di qualsiasi forma di settarismo, noi crediamo che si debba lavorare in una piattaforma di base impegnando soprattutto i giovani ed il mondo associativo operante sul territorio in un confronto capace anzitutto di superare l'involuzione nel sistema democratico a qualsiasi livello istituzionale, nei diritti fondamentali del cittadino e nella governance del Paese.

È necessario allora individuare una nuova classe dirigente competente, onesta e responsabile che esiste e che occorre impegnare in incontri di studio e di elaborazione di idee per una programmazione essenziale su aspetti politici di livello nazionale e locale.

È del tutto evidente che la presenza come attori in tale nuova forma di organizzazione politica presenta discrimini derivanti da valori, principi, metodologie operative e regole democratiche partecipate, ma soprattutto dalla storia personale con cui ciascuno si è rapportato con l'impegno culturale, sociale e politico.

Il servizio pubblico nelle istituzioni di qualsiasi livello deve porsi costantemente in un riferimento di confronto con l'elettorato e dunque lontano da ogni forma di autoreferenzialità personale o di gruppo, dev'essere provvisorio per non più di due mandati e senza privilegi di natura economica e dunque con lo stesso compenso del lavoro di origine dell'eletto più le spese necessarie all'espletamento delle funzioni elettive da fissare chiaramente in un tetto massimo, ma deve anche fare riferimento a codici etici definiti e condivisi.

Per ciò che riguarda il progetto politico pensiamo che, partendo dalla Costituzione Italiana, si debba lavorare su alcuni punti essenziali per definire leggi elettorali dove "uno vale uno" e disegnare forme nuove di strutturazione istituzionale del territorio nel pieno rispetto delle autonomie e delle identità culturali senza penalizzazioni di alcun genere per tutte le aree incluse; occorre poi operare per il sostegno al diritto al lavoro per tutti, per la difesa dell'ambiente e del territorio dando prospettive di crescita ad un'agricoltura contadina che, fuori da schemi di industrializzazione irrazionale, sia rispettosa del suolo e della salute; è necessario altresì cancellare tutti i provvedimenti di logica neoliberista che a livello locale e nazionale stanno privatizzando beni comuni come l'acqua, l'energia, la salute, le comunicazioni, l'istruzione e la cultura tutelando al contrario su questi versanti i diritti dei cittadini; è fondamentale ancora ridefinire i rapporti all'interno dell'Unione Europea, le politiche monetarie ed il rapporto interetnico, culturale ed umano.

Rispetto alle disuguaglianze, alla povertà, al degrado culturale, alla globalizzazione delle merci e non dei diritti, alle delocalizzazioni ed ai movimenti migratori, funzionali talora ad interessi di parte e perfino alla precarizzazione crescente del lavoro, occorre davvero immaginare in economia nuove forme d'intervento pubblico a garanzia del superamento dell'iniquità nelle retribuzioni e della piena occupazione.

Sappiamo che c'è chi a tali proposte di assoluto buonsenso avrà sussulti di diniego o le leggerà come estremismi ideologici, ma davvero occorre invertire la tendenza della legislazione negli stati nazionali e nelle organizzazioni internazionali per impedire le disparità di trattamento degli esseri umani nel lavoro e nel fisco realizzando quella giustizia sociale di cui la sinistra, se esiste ancora, sembra essersi dimenticata.

Occuparsi di politica in tal senso significa partire dai problemi esistenziali dei cittadini, studiarne le soluzioni possibili ed eque e lavorare per costruire una società dove la libertà, l'eguaglianza, la fraternità e la giustizia sociale non siano solo il fumo negli occhi in dichiarazioni di circostanza, ma principi realizzati nello stile di vita dei cittadini che deve connotare il modo di essere di ciascuno e dell'intera società.

Un'eventuale lista popolare e civica a sinistra che voglia essere sostenitrice degli interessi del popolo piuttosto che di quelli del mondo finanziario e delle multinazionali deve porsi a livello antagonistico non solo verso le destre, ma anche nei confronti della pseudo sinistra e del populismo sempre più dilagante.

Sarà l'unico modo per convincere gli elettori che nelle consultazioni locali e nazionali oltre all'astensione, al voto di scambio, a quello imposto, utile o relativo al meno peggio è necessario ridare finalmente spazio e libertà al suffragio di opinione.

26 luglio 2017

La Casa del Vento e l'Olio di Flora

Fra i 14 produttordi olio del Molise riportati nella pubblicazione "Molise - Guida ai sapori ed ai piaceri della Regione - 2017-2018", c'è anche La Casa del Vento con il suo olio biologico "Gentile di Larino", l'Olio di Flora.

Una scheda, quella riportata dalla Guida edita dal quotidiano  "la Repubblica", convincente, bella, che onora non solo me e Flora, ma quanti, in questi dieci anni di raccolta e produzione di questo nostro olio, hanno collaborato e fatto crescere la sua fama, nel Molise, in Italia e nel mondo.

Un altro tassello importante dopo l'inserimento in altre importanti guide, i riconoscimenti in Concorsi nazionali e internazionali, le ripetute vittorie a Goccia D'Oro, il grande concorso degli oli molisani. In questi suoi 14 anni di vita, Goccia D'Oro, ha dato un contributo notevole alla fama e alla crescita dei livelli di qualità degli oli molisani, che, per fortuna, hanno nel ricco patrimonio di biodiversità - ben 18 le varietà autoctone di olivi - un importante valore aggiunto.

Qualità e diversità, i due caratteri fondamentali per vincere sui mercati e conquistare l'attenzione e la fiducia del consumatore, in particolare chi sa che la qualità non si concilia con la quantità e che la diversità è una straordinaria ricchezza, tanto più per un prodotto come l'olio extravergine di oliva, prezioso per il palato e per la salute di chi ne fa uso.




25 luglio 2017

Il salvataggio delle banche e i diritti dei cittadini

di Umberto Berardo



Sappiamo tutti che la possibile crisi delle banche è in genere determinata da una gestione allegra, superficiale e perfino immorale dei capitali che in qualche modo vi confluiscono o ne escono.

Tale causa è stata alla base di quanto accaduto in istituti di credito italiani quali Banca dell’Etruria, Banca Marche, le Casse di Risparmio di Ferrara e di Chieti e Montepaschi; infatti l'origine dei loro guai finanziari è in particolar modo da ricercare nei cosiddetti crediti deteriorati, ovvero prestiti mai rientrati.

Sia pure per fuga di notizie perché non vi è stata mai una pubblicazione ufficiale, letti i nomi dei creditori inadempienti sui media, la prima domanda che il cittadino anche sprovveduto di cultura economica si pone è la seguente: " Ma per tali prestiti così consistenti possibile che le banche non abbiano garanzie per la restituzione e dunque non siano in grado di recuperare i capitali e la magistratura non deve accertare immediatamente le responsabilità dei diversi attori e punire eventuali reati? "

Non possiamo dimenticare che il paventato crac di qualche istituto ha portato purtroppo ad un  suicidio a Civitavecchia, ma ha anche penalizzato fortemente non solo i possessori di obbligazioni subordinate, ma anche quelli che avevano i loro risparmi sul conto corrente o in altre forme d'investimento non certo speculative e  che hanno dovuto spostare i loro capitali nel timore di un fallimento in atto.

Qui non vogliamo più soffermarci tanto sulle modalità con cui l'Unione Europea e l'Italia nella fattispecie sono intervenute nel salvataggio delle banche e non torneremo sul bail in o sulle bad bank che riteniamo, in un'economia non speculativa, sistemi incomprensibili messi in piedi appunto dalle oligarchie per penalizzare i cittadini onesti e coprire i faccendieri.

Che le banche andassero salvate per diverse ragioni è fuori discussione, ma il governo italiano lo ha fatto in ritardo, con soldi pubblici e quindi dei contribuenti e soprattutto ancora una volta con grossi favori gratuiti a capitalisti che a nostro avviso poco hanno a cuore le sorti del Paese visto che i loro capitali sono collocati ormai prevalentemente  in fondi speculativi o al più in servizi piuttosto che in investimenti produttivi in grado di creare lavoro.

Si è scritto che l'intervento in favore delle banche era necessario nell'interesse dei territori in cui esse sono allocate, dei dipendenti e dei risparmiatori.

Tutto comprensibile in termini generali se non fosse che le regole sul rapporto tra istituti di credito e correntisti non sono cambiate affatto e continuano a penalizzare i secondi.

Gli articoli 42 e 47 della Costituzione Italiana tutelano la proprietà pubblica e privata ed il risparmio, ma nella loro funzione sociale, precisando che la Repubblica deve "disciplinare, coordinare e controllare l'esercizio del credito ".

Il risparmio pertanto dev'essere tutelato in ragione delle finalità che gli vengono date.

Intanto è inconcepibile attribuire gli stessi tassi d'interesse a forme di accumulazione egoistica nelle rendite ed a quelle preveggenti concepite per gli investimenti e dunque appunto con funzione sociale come prevede la nostra Costituzione.

Tutelare il risparmio indirizzato agli investimenti e finalizzato al miglioramento dell'insieme dei "complessi produttivi del Paese", come sembra chiaramente prefigurare il secondo comma dell'art. 47 della stessa Costituzione, allora, significa garantire la certezza del capitale indirizzato alla creazione di posti di lavoro ed agevolarlo sul piano fiscale rispetto a quello  ispirato dall'avidità di accumulo.

La crisi economica che ormai viviamo da anni ha bloccato il risparmio di una popolazione come quella italiana che era in proposito ai primi posti nel mondo.

Per stimolarlo nuovamente la prima soluzione che intravvediamo è quella di una suddivisione chiara delle banche tra istituti d'investimento e quelli di risparmio con una separazione chiara tra credito e trading finanziario, da poter fare anche all'interno dello stesso istituto, che preveda una netta differenziazione delle condizioni d'interessi attivi e passivi tra i due tipi di clientela.

L'ipotesi, affacciata sin dal 2012 in ambito europeo, non ha avuto più seguito per gli ostacoli frapposti soprattutto dal mondo finanziario tedesco e francese.

Noi ci auguriamo al contrario che la governance politica europea porti avanti un simile progetto quantomeno per le banche mutualistiche.

Un altro problema da risolvere è quello delle condizioni economiche nel rapporto tra istituti finanziari e clientela.

I costi dei conti correnti ad esempio sono diventati molto elevati e le banche ormai sui depositi negli stessi non danno più interessi attivi almeno ai piccoli correntisti.

L'imposta di bollo sul deposito titoli e sui conti correnti al di sopra dei 5.000 euro, poi, è in effetti una patrimoniale aggiuntiva e proporzionale, ma non certo progressiva come stabilito dall'art. 53 della Costituzione Italiana, la cui attuazione viene così chiaramente elusa.

C'è infine l'esigenza di rendere assolutamente trasparenti e legate a principi di giustizia le regole concernenti le intermediazioni borsistiche i cui rischi non sono legati tanto alla situazione economica delle aziende quanto a speculazioni eticamente inaccettabili.

D'altronde in un'economia in cui la finanza diventa più importante degli investimenti industriali non possiamo meravigliarci se appare difficile uscire da una crisi economica che dura da anni.

Quello economico, come si vede, è un mondo che ha davvero bisogno di essere umanizzato e legato sempre più ai principi della Costituzione Italiana cui abbiamo fatto riferimento.

Se la politica riesce a liberarsi dalla soggezione al mondo finanziario, forse qualcosa si potrà muovere in questa direzione.

 

18 luglio 2017

LE VOLPI POSTE A GUARDIA DEL POLLAIO


In dieci contro il Molise. Una maggioranza risicata ma utile a svendere e cancellare il Molise

Con il rigetto del documento presentato per richiedere il ricorso alla Corte Costituzionale, dopo l’approvazione da parte del Parlamento dell’art. 34 bis, che esautora i compiti propri di una Regione, si ripetono quelli che, qualche settimana fa, hanno votato per la privatizzazione dell’acqua e, qualche giorno fa, il Piano Energetico Ambientale Regionale. Un Piano che dà agli affaristi dell’eolico e delle fonti energetiche l’agricoltura contadina, e, con essa, il cibo e le sue bontà; il paesaggio e le sue bellezze.

16 luglio 2017

il rispetto dei ruoli è rispetto della democrazia


Il quadro istituzionale, nelle mani di incapaci o, meglio, capaci esecutori di ordini, è oggetto di rottamazione a dimostrazione che l'obiettivo è il caos e, con esso, l'impoverimento della democrazia.
Sta qui la mia condivisione del comunicato stampa del Forum e la sua postazione. Nessuno si deve sentire impunito delle proprie cattive azioni, ma responsabile tanto più se ha il compito di rispettare il mandato espresso dall'elettore molisano. E' certo che nessun molisano, salvo qualche interessato, ha dato il mandato di distruggere la sanità molisana e il suo carattere pubblico.   

Comunicato Stampa
Il Forum del Molise per la difesa della sanità pubblica di qualità chiede che il Consiglio Regionale nella seduta prevista per lunedì 17 luglio c. m. per le ore 10,00 e convocata tra l'altro sul tema "Limitazioni dell'autonomia legislativa della Regione Molise in materia di tutela della salute : valutazioni e determinazioni" assuma formalmente l'impegno a chiedere alla Corte Costituzionale l'annullamento del provvedimento del Parlamento, che ha di fatto reso legge nazionale il  P. O. S.  del commissario ad acta Frattura, per palese violazione del diritto all'autonomia legislativa del Consiglio Regionale del Molise su un tema strettamente inerente il diritto decisionale relativo all'assistenza sanitaria locale.

Il Forum, in assenza di una tale deliberazione, chiede altresì ai consiglieri che si sono espressi manifestamente contro l'approvazione del 34 bis che si dimettano dalla funzione di consiglieri stessi per dare un segnale al Parlamento sulla necessità del rispetto delle regole democratiche.





Il FORUM DEL MOLISE

PER LA DIFESA DELLA SANITÀ PUBBLICA DI QUALITÀ