30 settembre 2017

Sempre più cinghiali

Sempre più indifferenza di chi dovrebbe intervenire e non lo fa perché non conosce la realtà. Anche in questo modo le aziende agricole muoiono. Il mondo agricolo non ce la fa più ad avere di fronte solo mulini al  vento.

di Giorgio Scarlato
I cinghiali presenti a valle della diga del Liscione, sul fiume Biferno, sono in numero insostenibile; per i coltivatori della zona sono un grande problema, sia per le coltivazioni agricole che per il  transito sulle locali strade, provinciale "Santa Giusta" compresa.
Spesso si verificano incidenti. Si ripete, un grave problema di rilievo sia per le colture che per l'incolumità pubblica.
foto P. Gianquitto
Ungulati, branchi di decine e decine di elementi, che arrecano danni alle coltivazioni di ceci, fave, colture irrigue , ormai ridotte al lumicino anche per tale situazione, quali insalate, granoni, finocchi, etc. E questo sta succedendo da oltre un decennio.
Fauna selvatica ormai fuori controllo e padrona incontrastata del territorio che mette in seria crisi i redditi degli agricoltori.
Quali le misure di prevenzione adottate dalla Regione Molise dopo anni di "surplace"?

 Sono zone di Natura 2000 ( Direttiva comunitaria "Habitat" per le Aree Protette) quali ZPS (Zona Protezione Speciale, SIC (Sit d'Interesse Comunitario) e IBA (Important Bird Areas), la Rotta migratoria degli uccelli, dove regnano incontrastati i cinghiali  senza che chi di dovere faccia qualcosa. Al danno si somma la beffa.

Fare agricoltura in queste condizioni  limitative è davvero impossibile; cosa e come produrre?
Ogni anno si dovrebbero presentare alla regione domande risarcitorie per i danni  subiti che poi latitano e per avere, chissà quando, poi , solo briciole?

A ciò si aggiunge, quale "beneficio", a completamento, la esosa tassa ettariale che ricade sui terreni irrigui di  ben € 90,00 ad ettaro da parte del Consorzio di bonifica "Trigno e Biferno".
E' ora  che la Regione Molise intervenga con serie ed adeguate misure di prevenzione per la situazione su descritta.
Non è possibile "vegetare" in tali condizioni. Bisogna fare in modo che ci sia un intervento immediato in  maniera tale che la situazione non sfugga di  mano

Tutto questo, forse, è generato dalla scarsa conoscenza della realtà? Bisogna per caso aspettare che la situazione si acuisca al punto tale da diventare ingovernabile, a danno quindi del coltivatori monoreddituali del comprensorio e far chiudere  le loro aziende?

 Si chiede: come si dovrebbe fare a pagare i contributi obbligatori INPS,  i tributi dei consorzi di bonifica, le spese di produzione e lo stesso vivere famigliare se poi non si redditualizza?

Chi di dovere non può restare impassibile, non può nascondersi vergognosamente davanti all'evidenza o solo blaterare per far poi finta di nulla , portando così all'esasperazione l'azienda agricola contadina!

E' ora di dare risposte concrete, chiare, esaustive e risolutive!  Il mondo agricolo non può più attendere.

Termoli, 30 - 09 - 2017
                                                                               

Il Cibo, frutto della Terra e del Lavoro dell’Uomo

Possiamo trovare nella cristianità i molti valori del mondo rurale, un po' anche per ritrovare noi stessi e farci sarti, non per mettere delle pezze ma per creare un nuovo vestito che ha i colori dell’arcobaleno. Le riflessioni di Pasquale Di Lena

Ho fatto mio il titolo di una nota pastorale del 2005, opuscolo n° 48 delle edizioni “Paoline”, “Frutto della Terra e del Lavoro dell’uomo” per parlare del Cibo, la sola energia vitale che ci appartiene.

C’è anche un sottotitolo che merita attenzione “Mondo rurale che cambia e Chiesa in Italia”.

Ogni parola di questo titolo e dello stesso sottotitolo apre a riflessioni di grande attualità:
“Frutto”, quale risultato di una scelta, un processo produttivo, una cura, una voglia, un piacere e, non ultimo, un benessere;
“Terra”, nel suo significato di Terra fertile, supporto di colture, Terra Madre, Territorio che ci ospita e ci appartiene, paesaggio-ambiente, globo;
“Lavoro”, quale impegno, professione, realizzazione, partecipazione, condivisione, compagno (cum panis), reddito, creatività, impronta;
“Uomo”, individuo, società, intelligenza, stupidità, malvagità, dialogo, partecipazione, voglia di libertà e di pace, come pure del bello e del buono, amore, sogno, emozione
“Mondo rurale”, il mondo espresso dalla “rus”, la campagna, e che vive la campagna, ha la possibilità di avere nelle mani la terra, sentire il suo calore, la vita che esprime, o, anche una pianta, piccola come quella di un prato o di un orto, o, grande come quella di un viale, di un campo. Un filo d’erba, un fiore, un olivo, una sequoia;
“Cambia”, cioè muta, si trasforma, ed ha significato positivo se è per dare di più e meglio, altrimenti il cambiamento è offesa, distruzione, ritorno a un passato che non ha più significato, nel momento in cui non alimenta il presente, ma se lo divora.
Ecco il “presente”, l’eredità che il passato mette nelle nostre mani, pone alla nostra attenzione, riflessione, pensiero, idea, progetto, voglia di un “domani” che, quando diventerà presente, è un presente che raccoglie, presenta, consegna una buona eredità.
Dal 2005 ad oggi ci sono stati - sulla spinta della crisi strutturale (2004) che cade pesantemente sul mondo rurale e anticipa di quattro anni la crisi economica, e non solo, che colpisce il mondo e, in modo particolare i Paesi più fragili - cambiamenti profondi.
Non si è mai parlato così tanto di energia come in questi ultimi anni. Di tutte le energie, le più disparate, meno, però, che di quella vitale, il Cibo, che è diventato spettacolo con tutti i principali canali televisivi impegnati e le stesse pagine dei giornali. Tante televisioni per far vedere come si cucina, ma poche o niente per spiegare come si coltiva, si produce.
La cultura non è mai casuale, rispecchia i tempi e rispetta il pensiero, la volontà, i progetti del sistema che da qualche tempo governa il mondo.
Un sistema, il neoliberismo, che ha dato vita ed anima il mercato globale. Un processo, quello della globalizzazione, che non si è mai fermato, ma solo rallentato (la grande crisi) e che vuole a tutti i costi affermare la sua realizzazione con la piena affermazione della liberalizzazione e privatizzazione, l’idea di un governo globale e la fine delle sovranità nazionali con gli Stati solo sulla carta.
Sta qui – ho provato a spiegarlo qualche mese fa con un articolo su queste stesse pagine di Teatro Naturale - il significato del Ceta, il trattato Europa –Canada, che va oltre le finalità di abbattimento delle barriere commerciali, nel momento in cui va a toccare e intaccare le barriere “non commerciali”, cioè quelle riguardanti diritti, valori, principi che le genti di questi due mondi si sono dati con le loro Costituzioni in primo luogo.
Le conseguenze più evidenti e drammatiche di questo processo, che trova una sua accelerazione con l’approvazione dei trattati tra aree che rappresentano fette importanti del mercato globale, sono:
1. L’attacco al globo ed alle sue fondamentali risorse, l’agricoltura in primo luogo con la sua meccanizzazione esasperata, che azzera l’uomo coltivatore e rende deserta la campagna, cioè l’espressione della ruralità. Sia là dove queste macchine hanno la possibilità di operare per produrre quantità; sia là dove queste macchine e le stesse innovazioni producono più danni che rimedi per una visione unilaterale del territorio, come se fosse tutto e solo una immensa pianura. Omologazione che non contempla la diversità e, non solo, la qualità
2. La forbice delle disuguaglianze che accentua e apre a nuove povertà, nuovi conflitti, nuove guerre, nuovi disastri, milioni e milioni di uomini, molti dei quali erranti, privati come sono della identità con i loro territori di origine e di appartenenza.
3. La ricerca dei rimedi, quasi sempre peggiori dei mali, nel momento in cui hanno come obiettivo la salvaguardia del sistema, cioè la ricerca del profitto per il profitto
Cosa fare?
Fare i sarti che non si accontentano più di mettere le pezze a un vestito disastrato, consunto, ma che utilizzano le pezze, non importa se di diversa fattura e di diverso colore, per un nuovo vestito che ha i colori dell’arcobaleno, quelli della pace.
Si tratta di cucire, trovando ed utilizzando un filo diverso, che non è quello del profitto per il profitto, ma della cultura che serve alla politica per affermare un vero cambiamento.
La cultura del territorio, il grande tesoro che abbiamo e che ci appartiene con tutte le sue risorse e i suoi valori, in primo luogo la Terra, la terra fertile; l’agricoltura, con i suoi grandi protagonisti; la ruralità, cioè la campagna per un nuovo rapporto con la città. Un nuovo rapporto che è tale solo se tessuto e mantenuto vivo dal dialogo, da un senso vero, non solo di solidarietà ma di reciprocità, il grande valore proprio del mondo contadino
La cultura della sobrietà e della sovranità alimentare per cogliere e mantenere vivo l’obiettivo della sicurezza alimentare in un mondo animato da oltre 7 miliardi di donne e uomini che diventeranno oltre nove miliardi fra poco più di trent’anni
E’ a questo mondo che verrà che bisogna pensare oggi e non domani.
di Pasquale Di Lena
TEATRO NATURALE pubblicato il 29 settembre 2017 in Pensieri e Parole > Editoria

28 settembre 2017

una riflessione sul successo del vino italiano nel mondo

la strada tracciata negli anni '80 continua a dare i suoi frutti e sono solo agli inizi di un successo che metterà in luce alcuni gravi errori; la mancanza di una programmazione che sta riducendo sempre più la superficie viticola italiana; l'abbandono del vino di tutti i giorni con una massa di bevande che hanno preso il suo posto a tavola dando il segno di una perdita grave, la cultura che il vino esprime da oltre seimila anni; la perdita di uno strumento importante per la comunicazione della qualità del vino, l'Ente Mostra Vini, e della sua struttura, L'Enoteca Italiana di Siena, che, mii dicono, chiuderanno il 6 di ottobre dopo 84 anni di attività al servizio dei vitivinicoltori italiani. Un crimine della politica ai vari livelli, ma anche del mondo del vino, ancora una volta distratto dai successi, molti dei quali dovuti al contributo che l'Ente e la sua Enoteca hanno dato a cavallo, appunto, degli anni '80/90.
(pasquale di lena) 

Vino: la qualità del prodotto italiano continua a favorire la costante crescita della domanda mondiale.

 L’andamento più che mai positivo dei vini italiani all’estero compensa l’amarezza per una vendemmia che quest’anno sarà particolarmente avara dal punto di vista quantitativo.
Nonostante una quantità che potrebbe essere al minimo storico nazionale degli ultimi 50 anni sui 40-42 milioni di ettolitri per effetto delle condizioni climatiche anomale, l'Italia manterrà comunque il primato mondiale tra i produttori di vino.

A compensare l’amarezza per una vendemmia scarsa la richiesta di vino italiano all’estero in continua crescita: 2809 milioni di euro di esportazioni di vino nel primo semestre e un aumento del 6,8 %. 
Questo porta a confermare che il Vino è il primo prodotto del food&beverage made in Italy con un saldo commerciale attivo di oltre 5 miliardi di euro l’anno.

I primi mesi del 2017 hanno anche fatto segnare un recupero del prezzo medio a litro, una novità per l’Italia che risulta sempre in sofferenza rispetto ai principali competitor. L’Italia, infatti, e’ attualmente il primo paese esportatore in volumi, con 730.000 ettolitri, il terzo dopo Usa e Francia per i ricavi, che hanno raggiunto nel 2016 la cifra di 330 milioni di euro.

Ecco perché questo incremento in valore deve essere stabilizzato per la sostenibilità economica di tutti gli anelli della filiera.
Obiettivo strategico di qualunque azienda diventa quindi migliorare il posizionamento del vino italiano in tutti i mercati sia in termini di volumi di vino venduti che di incremento del valore medio a bottiglia.
Un valido strumento per il settore vinicolo Made In Italy di farsi conoscere all’estero, potenziando le relazioni di business attraverso incontri B2B prefissati, sono gli eventi di “International Wine Traders”, organizzati da Iron3.
Il  tour internazionale di “International Wine Traders” si compone di workshop, walk around, seminari informativi, masterclass ed incoming. Le ultime due tappe del tour si svolgeranno a Lazise e a Francoforte.
Venerdì 20 e sabato 21 ottobre, a Lazise (VR), si svolgerà il wine workshop che permetterà alle aziende vinicole italiane di incontrare buyers provenienti da Germania, Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, Olanda, Singapore, Belgio, Irlanda Canada, Lituania, Repubblica Ceca, Polonia, Svezia, Norvegia.
Una fitta agenda di incontri one-to-one, definiti in base alle reali richieste dei buyers e alle effettive esigenze delle aziende, definirà le due giornate.
Due giorni dopo, lunedì 22, IWT vola in Germania, per il walk around tasting di Francoforte, la capitale finanziaria della Germania, uno dei più importanti centri economici in Europa.
La Germania, tra i primi tre Paesi d’interesse per il nostro export, nel 2016 è tornata a  crescere sensibilmente rispetto al 2015, con un +1,7 in valore (977 milioni di euro) e un +0,5 in volume (5,56 milioni di ettolitri); nel primo semestre 2017 ha segnato un +4,7%.
Il walk around sarà preceduto da una master class che permetterà agli operatori di approfondire la conoscenza su alcuni vini e territorio italiani; al walk around  parteciperanno importatori, distributori, stampa selezionata e operatori trade come ristoratori, enoteche, sommelier.
Arezzo, 28 settembre 2017_____

  COMUNICATO STAMPA
IRON 3 | Ufficio Stampa
Pamela Guerra | ufficiostampa@iron3.it 
www.iron3.it
Via del Maspino, 13 - 52100 Arezzo (AR) Italy 
Tel +39 0575 401644 | Fax +39 0575 546022


25 settembre 2017

Sciogliere i dilemmi

Se non si esce dal leaderismo, se non si esautorano quanti hanno costituito la causa principale della situazione difficile, per non dire drammatica, che vive il Molise, non si uscirà mai dagli equivoci e forse  si assisterà soltanto ad una frammentazione e disgregazione del quadro politico incapace di dare risposte ai problemi reali. Il Molise ha bisogno di una classe dirigente nuova, preparata, competente, responsabile, eticamente ispirata e priva di ogni interesse di natura personale o particolaristica. Il mondo dell'associazionismo e del volontariato, dei tanti movimenti, che hanno lottato e continuano a farlo, soprattutto se uniti, è in grado di dare una risposta a quest'imbellente bisogno.

di Umberto Berardo 
Sul percorso possibile per la sinistra italiana in vista delle elezioni della prossima primavera ci siamo già espressi a fine luglio cercando di indicare linee relative ai principi guida, alle metodologie ed alle finalità.

Torniamo sull'argomento, questa volta in riferimento alla situazione nel Molise, ponendo idee ulteriori alla riflessione comune per puro spirito di servizio nella consapevolezza che il quadro politico a sinistra è piuttosto complicato e sempre più magmatico, anche se non mancano spunti di riflessione interessanti.

Credo sia chiaro a tutti che non solo talune forze politiche, ma anche quelle sociali abbiano perso gran parte della loro identità in compromessi sempre più inaccettabili con un neoliberismo che ormai sembra il pensiero dominante.

Qualche giorno fa un giovane ingegnere molisano che vive altrove ci confessava che ogni volta che torna a casa sente la nostra regione sempre più arretrata sul piano dei diritti e dei servizi.

È difficile, ahimè, dargli torto perché da almeno quarant'anni il Molise sta franando sul piano dei diritti nell'occupazione, nella cultura, nella salute, nell'economia, nella tutela dell'ambiente, nel sistema delle comunicazioni e... potremmo andare avanti.

Fare politica allora come sinistra significa prendere atto del disastro creato nel corso degli anni dalle classi dirigenti e fissare anzitutto regole innovative di democrazia partecipata a cominciare dai meccanismi di proposta delle candidature, ai codici etici da definire con chiarezza in ordine al numero dei mandati ed al rispetto delle scelte dei cittadini in relazione allo schieramento in cui si viene eletti; occorre poi aver chiaro il sistema di legge elettorale che certo deve garantire la governabilità, negare candidature per più di due mandati, ma soprattutto rispettare il diritto alla rappresentanza per tutti in una logica proporzionale a collegio unico per favorire il voto di opinione piuttosto che quello di scambio con l'eliminazione del listino, del voto disgiunto e di ogni forma di sbarramento.

Sul piano ideologico per stare a sinistra occorre essere dotati di grande spirito critico, fare riferimento ai principi della libertà, dell'eguaglianza e della condivisione per costruire una società fondata sulla giustizia sociale.

Sul piano metodologico è necessario costruire sempre il confronto democratico di base rifiutando sia il leaderismo che i processi di massificazione del pensiero che sempre rischiano pericoli oligarchici o populisti.

Se la democrazia partecipata non è solo diritto di voto, ma anche capacità critica di proposta, controllo e confronto, è evidente che i cittadini devono organizzarsi in comitati ed associazioni capaci non solo di proporre, ma di garantire la gestione delle tecniche e dei progetti politici.

Costruire una società egalitaria significa partire dai problemi degli esseri umani ed in particolare da quelli dei diseredati ed emarginati con un'azione di ricerca di gruppo e con elaborazioni eticamente fondate di idee per la prevenzione e la soluzione delle questioni aperte nella consapevolezza che i punti programmatici sono da definire in incontri partecipati sul territorio dove si suggeriscono anche candidature e si gestiscono i processi di conduzione dell'azione politica.

Per essere di sinistra occorre non solo proclamare principi e valori, ma soprattutto costruire stili di vita ispirati alla sobrietà, alla rinuncia concreta e non solo formale ai privilegi ed al benessere sproporzionato, privilegiare l'inclusione e l'egalitarismo piuttosto che l'individualismo, l'emarginazione ed il potere.

Fare questo significa percepire il mondo ed il territorio in cui si vive come il luogo in cui tutti hanno il diritto di avere una qualità di vita che dia dignità all'esistenza.

Chiunque capisce perfettamente che in tale logica di riconoscimento dell'orizzonte politico in cui si muove uno schieramento di sinistra ci sono spazi di confronto e di sintesi di idee con possibili convergenze, ma anche concezioni e stili di vita lontani da un tale modo di concepire la società e dunque dirimenti rispetto a possibilità di azioni politiche comuni anche se momentanee e contingenti.

Qualcuno potrà perfino definire un tale modo di ragionare come una radicalizzazione del pensiero; in realtà si tratta solo di una chiarificazione dello stesso.

Nel Molise osserviamo a sinistra tentativi ed iniziative che talora sul piano politico appaiono francamente alquanto confusi, intricati ed enigmatici.

Noi pensiamo che, se non si esce dal leaderismo, se non si esautorano quanti hanno costituito la causa principale della situazione difficile, per non dire drammatica, che vive il Molise, non si uscirà mai dagli equivoci e forse  si assisterà soltanto ad una frammentazione e disgregazione del quadro politico incapace di dare risposte ai problemi reali.

Il Molise ha bisogno, come abbiamo già più volte scritto, di una classe dirigente nuova, preparata, competente, responsabile, eticamente ispirata e priva di ogni interesse di natura personale o particolaristica.

Magari può essere cercata in quella cosiddetta società civile in cui, nel mondo dell'associazionismo e del volontariato, tanti da anni si battono per le idee di una sinistra che forse soprattutto lì abita e trova radici profonde.

Occorre ancora capire che il mondo intellettuale, i movimenti e le associazioni non possono proporsi solo come laboratori di idee, contenitori di progetti o organizzatori di proteste, ma devono avere l'ardire di prese di posizione chiare e consapevoli sulla necessità di far camminare le proposte con l'azione politica che, oltre il discorso elettorale, sia capace di impegno nell'attuazione dei programmi.

Questo semplicemente perché le elezioni sono solo un aspetto della democrazia partecipata che comprende soprattutto pratica allargata dell'amministrazione pubblica nella gestione dei problemi collettivi.

Per allontanare la tentazione dell'astensione o di scelte populiste è importante, allora, che la sinistra elabori idee, definisca metodologie di democrazia partecipata, fissi obiettivi e finalità prioritari, ma sappia soprattutto individuare soggetti in grado di offrire ai molisani una lista per le elezioni regionali capace di eliminare ogni forma di demotivazione e di dare spazio all'ottimismo prospettando un orizzonte riconoscibile per il futuro del territorio in cui viviamo.  

Per lavorare in tale direzione il tempo c'è, ma occorre utilizzarlo in maniera razionale confrontandosi nel concreto per  non sprecarlo inutilmente e per dare finalmente alla sinistra una rappresentanza utile ed efficace in consiglio regionale!

17 settembre 2017

L'eco di una bella iniziativa, la presentazione del libro "Don Luigi - Sfide e Passioni"

Una sala, "Adriatico" della sede di Termoli dell''Unimol, piena di un pubblico interessat a seguire la presentazione del libro "Don Luigi-Sfide e passioni" di un personaggio del mondo della vitivinicoltura italiana e molisana, Luigi Di Majo, il fondatore della Masseria Di Majo Norante e il promotore dei suoi "Vini da Antichi Vitigni", i grandi vini molisani che hanno fatto conoscere per primi il mondo del vino molisano, oggi nelle mani di tanti intraprendenti giovani produttori, non poche le donne.

il sindaco di Campomarino e il tavolo dei relatori 

Al tavolo, insieme con l' autore del libro sopra citato, edito dalla Cosmo Iannone Editore in Isernia, c'erano presentatori illustri come Il magnifico Rettore dell'Università del Molise, Gianmaria Palmieri, napoletano verace come l'autore; Cristina Norante, nipote acquisita di Di Majo, autrice della Rai, che ha firmato la presentazione del libro; il Prof. Rossano Pazzagli, Presidente dei corsi di laurea in Scienze turistiche e promotore del contenitore "La Sfida del Territorio- i personaggi dell'enogastronomia" che ha raccolto l'incontro.

La presentazione di un interessante e bel racconto autobiografico di chi - è la dedica - "ha sfidato  il tempo amando quel che ha reso e ne ha fatto una passione",  che ha permesso  Don Luigi, di intervenire, non senza commozione, non per parlare del suo libro, ma di un'idea progetto che da tempo lo appassiona - sotto la spinta del prof. Giovanni De Gaetano,  Neuromed di Pozzilli -  e vuole realizzare partendo dalla sua azienda per coinvolgere altre disponibili sul territorio di Campomarino e delle colline che si aprono su Le Piane di Larino.

Sono intervenuti con il Presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura, i Sindaci di Termoli, Angelo Sbrocca, e di Campomarino, Francesco Camilleri.

le foto sono di Nicola Norante

All'Olmicello di Oratino con il mio amico Francesco

Dell'antico frantoio conserva ancora le ultime macine e una pressa, ben esposti sul terrazzo che ha di fronte il Matese, in tutta la sua lunghezza, e la valle, con le dolci colline intorno, e il fiume Biferno all'inizio del suo percorso.
C'ero stato già qualche volta, anni fa, quando uscivo e andavo alla scoperta dei ristoranti e delle trattorie, i luoghi della più bella delle ospitalità, quella che ti sa prendere per la gola. E di questi luoghi il Molise è pieno, molto più di quanto raccontano le Guide, anche quelle che continuano a considerare il Molise ancora un'appendice del nostro sempre amato Abruzzo. Ignoranza o stanchezza di chi collabora a queste Guide e, così facendo, non le rendono credibili.
Ci sono straordinari interpreti della cucina molisana e, la gran parte di essi, sono giovani che hanno avuto la fortuna di avere validissimi maestri.
Ero ieri all'Olmicello, nel cuore di Oratino, con la sua entrata lastricata di "pietra viva", il materiale animato dai scarpellini di questo centro, famosi nel mondo. Ed ero lì con un amico a me caro, Francesco Salati, a festeggiare la sua nuova professione, quello di pensionato, dopo una vita da operatore del Tg3 Molise.
Un brindisi con un buon bianco molisano e poi un primo con speciali pomodori, straordinariamente buoni come lo sono quelli d settembre; un secondo a base d baccalà, quello bollito e poi condito con pezzetti di aglio e di foglie di prezzemolo.

Per gola, solo per appagare questa mia sempre desiderosa gola, un contorno di spigatelli lessati condito con olio buono, Buono per non tradire la sua origine di antico frantoio e, anche - lo voglio credere - per convinzione del proprietario che sa bene il valore e il significato, il cucina e a tavola, del buon olio extravergine delle nostre 18 preziose varietà di oliva.
Varietà che vengono da lontano nel tempo, millenni, come a Larino o a Venafro, Rotello o Montenero di Bisaccia, Poggio Sannita o Monteroduni, Oratino o San Giovanni in Galdo e, perfino, sulle Mainarde o a Macchiagodena, il territorio con gli olivi oltre gli 850 m. s.l.m..
Una ristorazione capace di utilizzare solo extravergine, e extravergine molisano, ha la possibilità di lanciare un'immagine di grande qualità dei suoi piatti, di terra e, ancor più, di mare, e credere nei risultati di una buona e corretta comunicazione

le foto sono di Francesco Salati

11 settembre 2017

Fattorie della salute e del benessere

         Presentazione del libro “Don Luigi - Sfide e Passioni” della Cosmo Iannone Edizioni
Mercoledi 13 settembre  2017 ore 17
                         Università degli Studi del Molise – Termoli – Aula Adriatica

All’interno del convegno “LA SFIDA DEL TERRITORIO – I PERSONAGGI DELL’ENOGASTRONOMIA” promosso dall’Università degli Studi del Molise sarà presentato il libro di Luigi di Majo, dal titolo “Don Luigi - Sfide e Passioni”. Si tratta di un memoir, un’autobiografia essenziale a volte poetica, come egli stesso afferma, “una storia differente” che attraversa il Mezzogiorno, tra le sfide e le passioni di un patriarca e le avventure e i desideri di una vita intera. Tutte si “assemblano” e spesso prendono lo stesso passo, abbracciandosi e restituendo speranze e soddisfazioni.
Tra le tante iniziative imprenditoriali da lui intraprese la Masseria Di Majo Norante in Molise a Campomarino, che produce vini da uve proprie, noti in tutto il mondo con riconoscimenti lusinghieri: il Ramitello Rosso è stato giudicato tra i migliori 100 vini del mondo.
  Nella stessa occasione verrà presentato anche il  Progetto  Fattorie della Salute e del Benessere che si propone l’obiettivo di coniugare alimentazione e salute, turismo e ambiente, cura del corpo e cultura, su progetto di Giovanni de Gaetano, Capo del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione, IRCCS Neuromed Pozzilli e Americo Bonanni, Capo dell’Ufficio stampa dell’IRCCS Neuromed, Pozzilli.
 


Di Majo Norante
Via V. Ramitello, 4 – 86042 – Campomarino
t. 0875 57208 f. 0875 57379 vini@dimajonorante.it               

Attese senza fine  

di Umberto Berardo



Qualche anno fa in un incontro di studio su possibili sviluppi delle aree interne del Molise alcuni amministratori dell'Alto Molise avevano immaginato un collegamento stradale più veloce per Campobasso attraverso la fondovalle Verrino collegata al tratto terminale della Fresilia lungo il fiume Trigno che avrebbe portato sulla Bifernina verso il Rivolo.

Facevamo notare che forse una fondovalle lungo il torrente Vella avrebbe agevolato ancora di più il percorso.

Forse tali idee erano più accostabili ai sogni che alla progettualità realizzabile, visto che l'ultimo tratto della Fresilia non si è mai più realizzato e la seconda proposta è rimasta un miraggio.

Viviamo purtroppo in una regione dove si blatera di sviluppo economico in diversi settori, ma da anni la politica è incapace di dotare il territorio di infrastrutture adeguate.

La viabilità, lo sappiamo bene, è l'asse portante dell'economia.

La sua situazione, da noi spesso delineata, è grave dappertutto, ma ha elementi inaccettabili di difficoltà e di pericolo soprattutto nel Molise centrale.

Diamo alcune osservazioni dello stato delle arterie per fotografarne una condizione che definire insostenibile è davvero poco.

La fondovalle Trignina presenta un manto stradale assolutamente inaccettabile.

La provinciale tra Bagnoli del Trigno e Salcito è intransitabile.

Le provinciali tra Bagnoli del Trigno, Civitanova e Sprondasino sono in serio pericolo di chiusura per due frane che hanno ridotto la carreggiata a meno della metà.

La provinciale tra Duronia e Pietracupa e tra Frosolone e Civitanova del Sannio sono pressoché impercorribili a causa di innumerevoli buche, dossi e dissesti.

La provinciale tra Duronia e Frosolone via Cerasito è chiusa per frane e limitata nella percorribilità a 10 Km orari solo per i residenti come indicato nella segnaletica.

La Fresilia, che collega diverse comunità alla fondovalle Bifernina, è in una condizione di precarietà e di continuo pericolo a causa di deviazioni e restringimenti della carreggiata, ma anche a motivo di una sede stradale piena di avvallamenti e dossi paurosi creati dalle frane.

La fondovalle del Rivolo è  ancora in condizioni di precarietà per frane, dossi e smottamenti del terreno lungo le scarpate.

Potremmo andare avanti, perché la situazione non è migliore sul territorio di Trivento, di Frosolone o di altri Comuni.

I cittadini non solo corrono il rischio di gravi danni meccanici soprattutto a sospensioni e  pneumatici delle loro vetture, ma vedono messa in pericolo la stessa incolumità fisica.

È una situazione che dura ormai da anni e che è stata più volte segnalata con il garbo che contraddistingue le popolazioni dell'area, ma che non ha fin qui ottenuto alcun provvedimento da parte delle autorità competenti.

Annunci di finanziamenti e d'interventi si sono succeduti nel tempo, ma nulla è cambiato nel miglioramento della sicurezza e della percorribilità delle strade esistenti.

Abbiamo letto recentemente di lavori sulla Fresilia che dovrebbero, dopo anni di abbandono della strada, finalmente partire entro il 15 settembre.

Ovviamente ne saremmo lieti, ma ricordiamo che il Molise centrale, come detto, ha tutta la rete stradale in una condizione di vero disastro.

Su eventuali nuove arterie in regione sembra poi caduto un silenzio impressionante che dà la fotografia reale della stasi di progettualità, mentre si sono spesi milioni di euro per la cosiddetta metropolitana leggera, la cui utilità è davvero di difficile comprensione, e per il progetto dell'autostrada tra San Vittore e Termoli.

Si può immaginare cosa succede nell'area di cui stiamo parlando nel periodo delle intemperie quando le strade, prive di cunette, ricoperte completamente da detriti, si allagano, come è successo sabato 10 settembre, e mettono a repentaglio la sicurezza degli automobilisti .

Rispetto alla questione che stiamo analizzando la sola comunità che si è mossa con un sit-in di protesta e di proposta è quella di Bagnoli del Trigno, mentre sindaci e cittadini di altri Comuni interessati sembrano assuefatti allo status quo e votati ad un lassismo davvero preoccupante.

Quello di una viabilità sicura è uno dei diritti fondamentali di abitanti che pagano la tassa di possesso delle proprie automobili e che dunque non possono vedersi ridimensionata la qualità della vita da una condizione d'impraticabilità di strade essenziali per i collegamenti interni ed esterni alla regione.

Occorre allora, lungi da sterili proteste sulle piazze virtuali, organizzare un movimento di protesta e di proposta che sappia far valere con forza e determinazione le esigenze della popolazione del Molise centrale.


7 settembre 2017

I personaggi dell’enogastronomia, Luigi Di Majo

Unimol – Università degli Studi del Molise

L’Enogastronomia e Turismo a UniMol, ciclo di incontri con “I personaggi dell’enogastronomia”, mercoledì 13 Settembre, il primo: Luigi Di Majo, un “personaggio” del vino italiano 




Mercoledì 13 Settembre, ore 17, a Termoli. Nell’aula “Adriatico” di UniMol, il primo incontro del ciclo “I personaggi dell’enogastronomia”, una Iniziativa promossa e organizzata nell’ambito del corso di laurea in Enogastronomia e Turismo presieduto dal prof. Rossano Pazzagli. In tale occasione sarà presentato il libro autobiografico di Luigi Di Majo, Don Luigi – Sfide e Passioni, pubblicato dalla Cosmo Iannone Editore di Isernia.

icons“Don Luigi” non è più solo il grande vino molisano che il mondo conosce, ma, da ora in poi, anche un bellissimo libro, che si legge tutto d’un fiato, firmato da Luigi Di Majo (Don Luigi). L’autobiografia di uno straordinario personaggio che, ancora oggi, 88 anni, non ha mai smesso di pensare e realizzare i suoi sogni di napoletano, uomo del sud, dirigente politico e sindacale, velista appassionato, imprenditore affermato, molisano di adozione. Un esempio per i giovani ed è proprio ai giovani che Luigi, consapevole delle difficoltà che essi vivono in questo momento della storia, riserva una dedica particolare.

Un’autobiografia che Di Majo trasforma in un racconto accattivante della sua vita, caratterizzata da “sfide”, che diventano avventure, come quelle vissute, subito dopo laureato, in Brasile, prima come direttore di una grande azienda e poi come proprietario di una piccola fazenda. “Sfide” e, non solo, “Passioni” per la sua Napoli e per il piccolo paese dell’Alta Valle del Sele, Santomenna, quello dei suoi antenati, che l’autore considera suo per averlo vissuto nei periodi belli dell’infanzia e per averlo ritrovato nei momenti tragici del terremoto che ha colpito l’Irpinia. Sfide e passioni per il suo Mezzogiorno e per il Molise, la terra adottiva da oltre cinquant’anni, dove ha trovato la compagna della vita e la madre dei suoi figli, e, dove, ha avviato la sua grande avventura nel mondo del vino con la realizzazione di un’azienda, la Di Majo-Norante a Ramitello, nel comune di Campomarino.

Azienda che, in pochi anni, è diventata leader della vitivinicoltura molisana e, con i suoi grandi vini, immagine di un territorio, oltre che stimolo per i tanti viticoltori a trasformare le proprie uve e imbottigliare.

Con l’autore interverranno il Rettore, prof. Gianmaria Palmieri; il Presidente della Regione Molise, arch. Paolo di Laura Frattura, il prof. Rossano Pazzagli, Presidente dei corsi di laurea in Scienze turistiche, e la dott.ssa Cristina Norante, autrice Rai che ha firmato la prefazione. Moderatore dell’incontro il dr. Pasquale Di Lena, cultore del cibo e del territorio.

Al termine degistazione dei prodotti della masseria Di Majo Norante. “Con questa iniziativa – sottolinea il prof. Pazzagli – vogliamo aprire ulteriormente l’Università al mondo della produzione e delle eccellenze enogatsronomiche quali risorse fondamentali per il turismo, la formazione dei giovani e lo svilupo del territorio”.






4 settembre 2017

La situazione dei consorzi di bonifica porta ad aggravare la già pesante crisi dell'agricoltura molisana

di Giorgio Scarlato
Prendo spunto da un articolo letto su Termolionline del 29 luglio scorso avente titolo "Consorzio di bonifica integrale larinese: le richieste dei consorziati", dove, l'ennesimo movimento agricolo regionale, il MAM, movimento agricolo molisano, ha tenuto un incontro a Larino.

I punti nodali (?) dibattuti sono stati:
a) l'accorpamento al consorzio di bonifica "Trigno e Biferno" di Termoli;
b) il relativo commissariamento avvenuto;
c) la chiusura della sede  e la relativa concessione all' ARSARP (ex Ente di Sviluppo);
d) il riordino dei consorzi di bonifica regionali.

Un appunto e senza nessuna polemica.
Il Comitato spontaneo agricolo "Uniti per non morire"del quale faccio parte, da ben 8 anni e tre assessori regionali, ha portato avanti la problematica  riferita soprattutto all'interconnessione costo-beneficio e funzioni degli enti consortili regionali. Questioni mai ritenute importanti,né dalla politica regionale, né, dalle organizzazioni agricole locali. 
Non è possibile che, e questo da ben 40 anni, in presenza di  tornate elettorali,  il voto contadino faccia gola a tanti e di tutte le espressioni politiche, sia vecchie che nuove , prestando l'interessamento solo a.... prima del voto,  per poi restare, sempre attuale, alla frase di gattopardiana memoria: Cambiare tutto affinché nulla cambi". 

Vantaggi per i pochi a discapito dei tanti.

Dimenticare (volutamente?) di entrare nel fulcro della questione per cui un consorzio è sorto è alquanto sconcertante.

Pongo alcune domande circostanziate:
1) Essendo un ente di diritto pubblico è davvero amministrato dagli stessi consorziati obbligati o c'è, come spesso è successo, il controllo a distanza di qualcuno?
2) Quali sono i profili generali della  disciplina in materia degli enti consortili regionali?
3) Le finalità per cui  sono sorti vengono espletate? Mi riferisco alla difesa del suolo e alla polizia idraulica del rispettivo comprensorio d'appartenenza;
 4) Quali i benefici che i consorziati obbligati traggono dagli enti consortili visti nell'ottica della manutenzione  e  dell' irrigazione?

Sotto il profilo economico,  così come sono state concepite le tariffe irrigue (tassa fissa più quella variabile, a consumo), porta realmente quell'introito o meglio quel beneficio economico al coltivatore diretto, visti i costi esorbitanti di energia elettrica che i consorzi sostengono per "ripompare" l'acqua?
Basterebbe semplicemente leggere i bilanci annuali.

Perché dico questo?
Prendo ad esempio la coltivazione della barbabietola da zucchero in regione ( in media annualmente venivano  interessati dai 2.500  ai 3.000 ettari ).  La concretezza è stata ..." l'impresa non vale la spesa" . Non si coltiva più nemmeno un ettaro. I motivi? Tra i tanti, il principale  è stato il prezzo basso. Non era per nulla conveniente produrla. Ci si rifondeva l'osso del collo. 

E questo, da svariati anni, vale anche per la cipolla, per  il pomodoro da industria, per il finocchio, etc. etc. Prezzi fermi a trenta anni fa.
Alcuni anni fa i"Uniti per non morire" rappresentò il problema del prezzo infimo (€ 4,00 al ql) del pomodoro finanche a Monsignor Bregantini. Non si mobilitò o meglio non si interessò nessuno. Né politica, né religione. I problemi veri sono, per loro, altri; il mondo agricolo, come sempre può aspettare.
I costi superano i ricavi per cui non conviene esporsi a così tanti sacrifici, non solo lavorativi, per poi rifonderci anche economicamente, visto che ogni "fornitore" di servizi, poi, presenta il suo costo di spese sostenute, dal consorzio di bonifica (energia elettrica, dipendenti, etc) a "Molise Acque" (costo quadruplicato dell'acqua in questi ultimi anni ).

Il"cafone", il suo, non può presentarlo a nessuno. 
A questo punto chiedo: Quale la ragione del beneficio che  trae il contadino dall'irrigazione? Questo resta il problema di fondo.
Non entro minimamente nella questione della globalizzazione, dell'importazione delle derrate,etc.. E' un'altra storia.

Questa è l'attualità, il punto nodale dell'agricoltura basso-molisana.
Chiedo e ringrazio anticipatamente chiunque mi darà risposta: conviene produrre a questi costi e non ricavi?
Se sa la via per superare questo impasse lo dica, la divulghi.  
Anche quest'anno è successo come negli anni trascorsi.. Qualche azienda agricola, sfortunatamente, avrà la sua gatta da pelare con la banca, il suo fornitore di turno o lo stesso consorzio di bonifica al quale non potrà pagare i tributi consortili.

Concludo con una risposta datami nel lontano giugno del 1993 da un luminare del ramo: " Un consorzio di bonifica, qualunque esso sia, è tenuto in vita fin quando c'è un ritorno economico per il singolo consorziato visto nell'ottica del bene comune".
Chiedo: C'è convenienza reddituale?  Svolgono le funzioni per cui sono nati?

Queste sono le vere risposte che da anni attende il mondo agricolo basso-molisano; altre sono quisquilie.

Termoli, 4 settembre 2017



                                                                                                                                                                                     Giorgio Scarlato