31 gennaio 2018

Assemblea elettiva della CIA – Agricoltori Italiani – Molise




Grande partecipazione e tanta attenzione alla VII Assemblea elettiva della CIA che si è svolta questa mattina a Campobasso. Prossimamente, il 21 e 22 febbraio p.v., a Roma, l’Assemblea nazionale che avrà come tema “Agricoltura – Innovare per un futuro sostenibile” per affermare nuovi equilibri all’interno delle filiere sapendo che la qualità dei prodotti è nel territorio e nei suoi protagonisti, gli agricoltori.

Ai delegati la consegna del documento programmatico ricco di profonde e attente riflessioni e, se preso nella dovuta considerazione e non nelle mani di distratti, in grado di indica la strada giusta da percorrere per ridare al settore primario, quello nato diecimila anni fa, la sua centralità. Una centralità che non interessa solo gli agricoltori e le loro famiglie, ma la società nella sua complessità, che ha bisogno dell’agricoltura se vuole intraprendere un percorso alternativo all’attuale, che è tale se rispettoso della Madre Terra. Un percorso che ha come priorità il pane della vita, il cibo; la cura del territorio,  che vuol dire ambiente sano e bellezza offerta dal paesaggio; ruralità e tradizioni; storia e cultura essenziali per il recupero di valori, in primo luogo la sobrietà.

La relazione del presidente uscente della CIA Molise, Luigi Santoianni, si è soffermata su tre punti:

-          la Pac e la necessità di una sua riforma profonda, in particolare per ciò che riguarda le misure dirette agli agricoltori, il superamento della pratica mortificante dell’elemosina con l’aiuto al reddito ai produttori;

-          l’Agea e il comportamento assurdo di quest’agenzia con i pesanti e ingiustificati ritardi dei pagamenti del dovuto agli agricoltori. Una ragione che pesa fortemente sull’indebitamento delle aziende e, in non pochi casi, causa della chiusura delle stesse:

-          i cinghiali e la loro moltiplicazione con danni enormi per gli agricoltori molisani. Una situazione ormai insostenibile.

I tre punti ripresi dall’Assessore regionale all’agricoltura che, dopo aver ringraziato la Cia della partecipazione al tavolo della concertazione e del prezioso contributo dato, ha parlato del successo delle sue azioni, in primo luogo il dato dell’88% dei fondi comunitari tutti ormai impegnati; dell’abbandono dei centri storici; della perdita di popolazione, un andamento preoccupante per una Regione che registra il più basso numero di abitanti (70)  per chilometro,quadro;  dell’importanza della metropolitana leggera e della necessità e urgenza di azzerare, per chiudere con un passato caratterizzato da errori e perdite, i due consorzi di bonifica di Larino e Termoli.

!977 Costituente CIC.-c'ero anch'io (in terza fila)
con ill mio presidente Alleanza dei Contadini 
della Toscana, Bruno Bartoli
Interessanti gli interventi di saluto  dei rappresentanti delle organizzazioni di categoria ospiti e, non molti ma tutti importanti, quelli che hanno animato il dibattito riportando l’attenzione sulle questioni pesanti che sono alla base della crisi che attanaglia l’agricoltura da 18 anni, manifestatasi per la sua natura strutturale nel 2004. Da allora, una crisi sempre più pesante con qualche centinaia di migliaia di aziende cancellate in Italia e non poche anche nel Molise. Una crisi che è il frutto di politiche errate, suggerite dalla finanza e dalle multinazionali, così accanite contro l’agricoltura e i suoi protagonisti. C’è da dire i  tanti temi riguardanti l’agricoltura sono all’ordine del giorno, non solo degli agricoltori, ma dei cittadini tutti, quali il clima, le disuguaglianze, la perdita di territorio, il solo grande tesoro che abbiamo. Per gli  agricoltori serve capire di più e meglio la necessità di stare insieme se si vuol essere forti e decisivi per un diverso rapporto città-campagna e, soprattutto, per la conquista del mercato, al fine di ottenere il giusto reddito , non con le elemosine, ma con la vendita dei prodotti, contrassegnati da qualità e diversità, come sono le eccellenze agroalimentari molisane. La scelta di un’agricoltura contadina, che non ha niente a che vedere con quella industrializzata. Un’agricoltura all’insegna della biodiversità e della sostenibilità, biologica, libera dai condizionamenti delle multinazionali, al servizio del territorio e dei consumatori.

Prima della chiusura dei lavori l’elezione del nuovo Presidente, Nicola Potalivo, imprenditore  di Montenero di Bisaccia, già presidente della locale cantina sociale, già vicepresidente che va a sostituire, dopo i due mandati previsti dallo statuto, Luigi Santoianni.

L’augurio di buon lavoro al neo presidente, al direttore Campolieti e alla struttura preparata e così appassionata, ma, in particolare, ai bravi agricoltori, i grandi protagonisti della CIA, un’organizzazione che ha nel suo Dna il domani dell’agricoltura italiana.

pasqualedilena@gmail.com

L’ARCA DI SAN PARDO - La stalla della biodiversità animale


la fonte
                 periodico dei terremotati o di resistenza umana            

di Pasquale Di Lena  
La situazione di pesante crisi che attanaglia, ormai da tempo, Larino -  la recente chiusura del suo ospedale, è stato solo il colpo più duro da sopportare - merita non solo una grande attenzione, ma azioni,  che sono possibili da realizzare se i larinesi, uniti come nel momento della loro grande Festa, quella del patrono della città, San Pardo, cullano i sogni e si rimboccano le maniche per farli  diventare fatti, basi solide per costruire il rilancio della Città e del suo prezioso circondario.

L’idea di una stalla di buoi e di mucche -  gli animali che animano la Festa fino a diventarne i protagonisti principali - è di oltre trent’anni fa, quando mi son reso conto che aveva preso il via la crisi strutturale dell’agricoltura e, con la chiusura di tante stalle, anche quella  della zootecnia, rendendo gli animali, essenziali per la Festa, sempre più difficile da reperire. Non è un caso che molti carrieri, per non rischiare, si sono comprati coppie di animali necessari per  trainare il carro.
So bene che la Festa di San Pardo è l’anima di Larino e, fin quando essa riempirà di colori, suoni  e odori i giorni che precedono la fine di Maggio, l’antica capitale dei Frentani  ha il tempo e la possibilità di rinascere e  tornare a vivere il suo ruolo di un tempo.
Se la prima finalità di dar vita a questa stalla è quella di assicurare ai carrieri gli animali di cui hanno bisogno, ce ne sono altre che, dando egual senso e significato al progetto, rendono la sua realizzazione ricca di prospettive, soprattutto  sotto l’aspetto gestionale della struttura e delle sue attività. 
-          La stalla della biodiversità bovina - il centro di allevamento di tutte le razze bovine italiane, non solo per una tutela e conservazione delle stesse, ma anche per la ricerca e la sperimentazione da mettere, poi, a disposizione delle aziende agricole e zootecniche. Vedo qui un ruolo importante per l’Istituto Tecnico Agrario “San Pardo” e l’Università del Molise, ma anche, dell’Asrem del Basso Molise, con la messa a disposizione del suo gruppo di veterinari per tutte le operazioni di formazione e informazione, ricerca e sperimentazione, assistenza necessaria per il migliore allevamento.                                                                   
       -          La stalla della biodiversità animale, il discorso della biodiversità riguarda non solo la razza bovina, ma anche altre razze, soprattutto quelle in via di estinzione. Ecco l’apertura, intorno a quella principale, di altre stalle destinate agli ovini; caprini; suini; equini, con particolare attenzione agli asini ed ai muli. In pratica la realizzazione di una realtà che è in grado di comunicare al Molise ed al Paese e, così, far parlare di sé, attirare attenzioni, interessi che servono ad animare visite e far partire, nel nostro territorio, uno dei tanti turismi possibili.

-          Una stalla biologica - cioè all’insegna della sostenibilità, per ridurre e, nel tempo, azzerare tutti i prodotti di sintesi; recuperare energie e ambiente e dare una risposta ai consumatori che, sempre più numerosi, riconoscono nella corretta e sana alimentazione la possibilità di godere di buona salute e benessere. Sta qui la ragione della fiducia che i consumatori ripongono nei prodotti naturali, biologici e quella della crescita della domanda, anche in Italia, di questi prodotti.  Una stalla caratterizzata, anche,da sobrietà e minimo spreco di energia, anzi in grado di utilizzare i sottoprodotti per produrre energia da mettere a disposizione dell’insieme delle attività. Una realtà che ha tutto per sostenere e ampliare il Biodistretto dei Laghi Frentani, in fase di avvio, che serve per dare al Molise il suo vero volto di città-campagna, che esprime in pieno il grande valore della ruralità, la farfalla dai splendenti colori con un  territorio ricco di bellezze e di bontà.
-          La Stalla didattica– una stalla progettata per la biodiversità animale, il loro benessere, ha tanto da far vedere e molto da raccontare ai bambini e ai ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado, ai loro insegnanti, ai giovani delle Università, ai centri di ricerca e di sperimentazione. Sta qui il suo ruolo di centro didattico,  aperto alle visite.
A queste primarie finalità se ne possono aggiungere altre ancora per rendere il progetto più ricco di iniziative, tutte possibili da realizzare.
Questa nota vuol essere solo uno spunto per aprire una discussione all’interno dell’Associazione dei carrieri, i più diretti interessati alla realizzazione di un’attività degna di sostenere la grande festa. Uno spunto che, se fatto proprio dai più diretti interessati, ha le basi per costruire il coinvolgimento di Larino il popolo, come recita un bel canto che accompagna il cammino di tre giorni della  Festa, fatto di passi lenti, misurati, attenti. 




29 gennaio 2018

Nelle sale ''Petit Paysan'', il film che sostiene il mondo rurale



La zootecnia industriale non è riuscita a schiacciare quella delle origini, come qualcuno avrebbe sperato e forse voluto. E mai lo farà. È anche questo il messaggio che trapela dall’ultimo film dedicato al mondo dell’allevamento da latte, il francese “Petit Paysan”, dell’esordiente Hubert Charuel, che - dopo aver incassato i favori della critica all’ultimo Festival di Cannes - sta scalando la classifica del box office nel proprio Paese, con 4 milioni di euro incassati in poche settimane di programmazione.
L’originalità dell’opera è quella di raccontare un mondo vivo ma fragile, romantico ma combattivo, realizzando un thriller incalzante e avvincente nella dimensione di un allevamento “etico”. Una dimensione che rimane in sottofondo lasciando emergere una realtà aziendale in cui l’allevatore ha ancora rispetto per i propri animali, punta a fare qualità, lotta e combatte contro avversità ordinarie e straordinarie, come accade in ogni allevamento vero, fatto di gente vera, di rapporti veri, di impegno, dedizione e passione.
   Il film narra del trentenne Pierre (il protagonista, interpretato da Swann Arlaud) che alleva trenta vacche di razza Holstein, mantenendo viva l’attività ereditata dai genitori, pur nella consapevolezza delle difficoltà che andrà ad affrontare. Nel volgere di pochi anni, assistito dalle cure della sorella veterinaria, Pierre si impone sulla scena regionale come uno dei più validi imprenditori del settore.
La storia, ambientata agli albori dell’epidemia della Mucca Pazza, conduce lo spettatore nelle apprensioni di Pierre, nelle sue preoccupazioni ed ansie, che lo portano a non perdersi un telegiornale, con l’idea ormai fissa al rischio-Bse, e a variare pian piano le sue abitudini, in maniera incosciente, ad essere spesso in stalla per valutare il comportamento delle sue bestie, sino alla scoperta della positività per uno dei suoi capi. Qui il pensiero dell’allevatore si fa ossessione, davanti alla prospettiva dell’abbattimento collettivo di tutta la mandria, che diventa sempre più concreta.
  Oltre le dinamiche del racconto, incalzante e avvincente, senza cali di tensione, e oltre le scelte estreme e illegali operate dal protagonista per gestire la situazione, il film ha il merito di proporre valori altamente educativi, portando finalmente in una stalla, e in una famiglia di allevatori, un pubblico che da tempo ha ormai perso i contatti con il mondo rurale. Un modo per risvegliare le coscienze su una realtà sconosciuta ai più, per accorciare le distanze tra città e campagna.
Il film, che sbarcherà nelle sale italiane il 22 marzo con la NoMad distribuzione, in partnership con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise e la Confederazione Italiana Allevatori, ha ottenuto il patrocinio di Slow Food Italia, e circolerà anche negli istituti agrari, in virtù del suo alto valore didattico. Tra le tematiche sollevate, emergono il trattamento etico degli animali da produzione, l'attaccamento degli allevatori rurali al proprio lavoro, vissuto in una dimensione spesso totalizzante. E così a Petit Paysan va il merito di portare ad un ampio pubblico il tema del ritorno alla vita di campagna da parte delle giovani generazioni, che sono impegnate a scrivere oggi il capitolo dell'imprenditoria agricola del futuro.
Intervistato, dopo la presentazione della pellicola, il regista ha svelato non poche ragioni che lo hanno spinto ad intraprendere questa produzione e una carriera da regista che forse non era neanche nei suoi programmi. Parlando della sua famiglia, della loro fattoria con caseificio, situata a Droyes, fra Reims e Nancy, Charuel ha detto che «sono sopravvissuti alla crisi casearia grazie al duro lavoro, a piccoli investimenti e a prestiti».
«Ci vuole molta intelligenza e tanto impego quotidiano per sopravvivere», ha poi aggiunto il regista. «Petit Paysan parla della grande pressione che si vive in un'azienda agricola: si lavora sette giorni alla settimana, bisogna mungere le vacche due volte al giorno, tutto l'anno, tutta la tua vita». Ma non solo: «Il film tratta anche dei rapporti con i genitori che sono sempre fra i piedi, sul peso di quel patrimonio. Si va a mungere come se si andasse a pregare, di mattina e alla sera. Essere un produttore di latte è una vocazione», non una professione, o un mestiere.
«Il mio discorso», conclude il regista francese, lanciando un bel messaggio di speranza, «è oggi meno pessimistico che all'inizio della scrittura del film, cinque anni fa. Ho la sensazione che le persone si chiedano sempre più spesso cosa stanno mangiando. E questo lascia sperare che una rinascita di questo mondo sia possibile».
QualeFormaggio. n° 3del 29 gennaio 2018
Il trailer di NoMad per il mercato italiano è visionabile cliccando qui

26 gennaio 2018

E come Extravergine di oliva
G come “Gentile di Larino”

DI PASQUALE DI LENA

ITALIA A TAVOLA- Pubblicato il 26 gennaio 2018 | 11:40 

(E come Extravergine di oliva G come Gentile di Larino)

È nel Molise che nasce l’immagine dell’olio extravergine di oliva italiano. Al tempo del periodo aureo di Roma quando scrittori, poeti e cuochi rendono l’olio “liciniano” di Venafro, oggi “aurino”, riferimento di qualità.

La grande fama di un paio di millenni fa, oggi raccolta in un Parco, l’unico, in Italia e nel mondo, dedicato alla pianta prediletta da Minerva, da poco inserito nei Paesaggi storici italiani.
L’“Aurina” e l’altra varietà autoctona - diffusa molti secoli prima nell’attuale area di coltivazione - la “Gentile di Larino”, due delle 19 varietà che compongono il patrimonio di biodiversità olivicola espresso dal territorio molisano. Sono le varietà che più delle altre caratterizzano la Dop “Molise” olio extravergine di oliva, la sola, tutta molisana, delle sei indicazioni geografiche, cinque Dop e una Igp, che rappresentano la Regione dentro il quadro delle trecento Dop e Igp espresse da tutti i territori italiani, un primato questo di straordinario valore.
Una macina in pietra vulcanica del I secolo a.C., per la molitura delle olive, ritrovata a Larinum, caput frentanorum (Larino, capitale dei Frentani), fa dire l’importanza dell’olio e della sua pianta, l’olivo, che colora del suo verde il ristretto piano e le dolci colline che, da Lucito, Casacalenda, Lupara, Civitacampomarano e Roccavivara, scendono, seguendo il corso dei fiumi Biferno e Trigno, verso l’Adriatico delle Tremiti e del Gargano. Allora, come oggi, è qui che l’olivo, con la varietà “Gentile d Larino”, trova la sua più ampia diffusione, con paesaggi che riflettono i suoi colori e quelli del mare.
Ed è qui, più che altrove, che i “gentili” olivi si raccontano le storie, i suoni e i canti dei pastori, quando, con i loro animali, scendevano o risalivano gli antichi tratturi. I passi, ancora oggi, a misura del Molise e dei molisani, come a controllare il tempo per non esserne schiavi. Il giusto respiro, senza affanno, per vivere la vita e, prima di tutto, vivere la terra, che è natura, mare e montagne innevate, dolci colline vitate e olivetate, animali e piante che ancora trovano rifugio in questa terra così ricca di biodiversità.
È la “Gentile di Larino”, la regina dell’olivicoltura molisana, quella che la rappresenta per quasi un terzo (oltre 600mila piante) e, come tale, la varietà che ha tutto per essere la motrice del treno “olivo e olio del Molise”.
(E come Extravergine di oliva G come Gentile di Larino)Siamo solo all’inizio della grande svolta che porterà l’olio extravergine di oliva a toccare traguardi impensati fino a qualche anno fa. Bisogna capire e far capire le grandi potenzialità che l’olivo ha e può esprimere, soprattutto se a guidare le azioni di comunicazione e valorizzazione è la cultura che l’olio esprime, e, quale testimone di un importante territorio, la sua storia, le sue tradizioni, i suoi ambienti e i suoi paesaggi.
Si tratta di dare alla qualità il supporto della quantità per avere la massa d’urto necessaria a rendere produttivi gli investimenti, sia pubblici che privati, indispensabili per programmare e attivare una strategia di marketing vincente, con una preferenza:
  • In Italia, le regioni che non hanno o ne hanno poco di olivi;
  • All’estero, i paesi europei non produttori, quelli con consumatori sensibili alle tematiche della salute e del benessere proprie dell’olio extravergine di oliva e della Dieta mediterranea. Un discorso, quest’ultimo che vale anche per gli altri Paesi del mondo, in particolare quelli che stanno mostrando, con i dati e le azioni, una grande attenzione per l’olio extravergine di oliva di qualità e, nell’arco breve di tempo, cioè la scelta di un olio dal carattere tutto suo, diverso dagli altri, una pari attenzione anche per la biodiversità.
C’è bisogno di pensare subito a come dare risposte adeguate a due priorità: l’unità del territorio di origine della varietà “Gentile di Larino” per renderlo modello di un territorio olivetato tutto biologico; l’unità dei produttori con il rilancio dell’associazionismo e della cooperazione, quali strumenti veri di coinvolgimento e partecipazione, perché diventino gli attori principali, i grandi protagonisti di un processo che ha come obiettivo la realizzazione di un’immagine del prodotto e del suo territorio, quindi di tutti; miglioramento della qualità a costi inferiori; conquista del consumatore e sua fidelizzazione nel tempo; un buon rapporto qualità-prezzo in grado di dare la giusta risposta di reddito a tutti i protagonisti della filiera olivicola, in primo luogo gli olivicoltori.
(E come Extravergine di oliva G come Gentile di Larino)L’unità del territorio, dei produttori e dei trasformatori, delle rappresentanze professionali, cooperative e sindacali, essenziali per definire con la Regione Molise, le strategie di marketing necessarie per conquistare i mercati e dare all’olio “Gentile di Larino”, con la conquista dei mercati, la fama che merita, e, ai bravi olivicoltori, quel valore aggiunto che serve per rimanere e vivere da protagonista lo sviluppo economico e sociale di un territorio, vocato all’olivicoltura e alla qualità del suo olio.
Un olio profumato di erbe e ortaggi, delicato, che accompagna esaltando i piatti della ricca e variegata cucina molisana, come il ragù della domenica o la “pummarola” del giovedi; un “aglio e olio” che profuma e appaga il gusto; le tante verdure, sia lessate che saltate in padella; una buona polenta; il pancotto o la pizza di mais con le verdure “pizz’e menes’tre”, senza dimenticare la mitica “ciabbotta”, il minestrone, il riso in bianco e i mille possibili risotti.

È l’olio che, a mio parere, più si sposa con i legumi e la cucina di mare, dal pesce crudo a quello bollito, dal brodetto alla frittura. Ama le carni bianche, poco quelle rosse, che trova prepotenti di sapore e poco adatte al suo carattere delicato, non a caso gentile. Si sposa bene con i latticini e i formaggi, solo se freschi, poco o male con quelli stagionati. Fantastici i suoi sottoli, e, difficile da dimenticare, una fetta di pane fatto con farina di grano duro, con un pomodoro maturo strusciato, sale, filo d’olio appropriatamente allungato
(E come Extravergine di oliva G come Gentile di Larino)e, sopra, foglioline di origano che danno l’idea del Mediterraneo. Una bontà che a me fa pensare alla bontà della semplicità e alla libertà che dà l’estate, la stagione dell’orto e dei pomodori.
Un olio dalle spiccate peculiarità, aperto e pronto a misurarsi, una volta nel mondo, con le culture gastronomiche più ricercate.

25 gennaio 2018

La dieta a base di olio d'oliva riduce il rischio di diabete di tipo 2

Olive Oil Diet Reduces Risk of Type 2 Diabetes
Articolo pubblicato da OliveOilTimes, tradotto con l'aiuto di Google, selezionato per voi 
Tradizionalmente una dieta povera di grassi è stata prescritta per prevenire varie malattie come malattie cardiache e diabete. Mentre studi hanno dimostrato che le diete ad alto contenuto di grassi possono aumentare il rischio di alcune malattie come il cancro e il diabete, sembra che sia il tipo di grasso che conta piuttosto che la quantità di grasso. Ora sappiamo che una dieta ricca di grassi monoinsaturi come quelli presenti nell'olio di oliva, nelle noci e nei semi protegge in realtà da molte di queste malattie croniche.
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Diabetes Care ha dimostrato che una dieta mediterranea ricca di olio d'oliva riduce il rischio di diabete di tipo II di quasi il 50% rispetto a una dieta povera di grassi. Il diabete di tipo II è la forma più comune e prevenibile di diabete.

Gli individui che sono obesi o sovrappeso e hanno la sindrome metabolica sono a più alto rischio per lo sviluppo di questa forma di diabete. Lo studio fa parte di PREDIMED, uno studio di intervento nutrizionale a lungo termine volto a valutare l'efficacia della dieta mediterranea nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari, ed è composto da un team multidisciplinare di 16 gruppi distribuiti in 7 comunità autonome in Spagna.
Lo studio ha incluso 418 partecipanti che non avevano il diabete. Ogni partecipante è stato assegnato in modo casuale a una dieta a basso contenuto di grassi, una dieta mediterranea con olio d'oliva (fino a 1 litro a settimana) o una dieta mediterranea a base di noci (30 grammi al giorno). Dopo 4 anni il 17,9% degli individui che seguivano la dieta a basso contenuto di grassi sviluppava il diabete, mentre solo il 10% dei partecipanti che seguivano il Mediterraneo con la dieta a base di olio d'oliva sviluppò la malattia.
Quando i due gruppi MedDiet (gruppi di olio d'oliva e noci) sono stati raggruppati e confrontati con il gruppo a basso contenuto di grassi, l'incidenza del diabete è stata ridotta del 52%. È importante notare che la riduzione del rischio di diabete era indipendente dai cambiamenti nel peso corporeo o dall'attività fisica e che le diete mediterranee che venivano seguite non erano ipocaloriche.
Precedenti studi hanno dimostrato che una dieta di tipo mediterraneo ricca di olio d'oliva può prevenire la comparsa del diabete di tipo II migliorando i livelli di zucchero nel sangue, l'insulino-resistenza e i livelli di lipidi nel sangue.
Riduzione dell'incidenza del diabete di tipo 2 con la dieta mediterranea: risultati dello studio randomizzato PREDIMED-Reus intervento nutrizionale. Cura del diabete 2011 Jan; 34 (1): 14-9


24 gennaio 2018

Onore all'Università del Molise e a due suoi ricercatori, i proff. Biagi Angelo Zullo e Gino Ciafardini

articolo in inglese pubblicato da OliveOilTimes, una Newsletter  che esce in America e parla di olivo e di olio. Ci siamo avvalsi  di Google per la traduzione in italiano


In che modo i microorganismi influenzano le qualità sensoriali dell'olio d'oliva
I lieviti sono tra i microrganismi presenti nell'olio d'oliva e, a seconda delle loro attività enzimatiche, possono migliorare o danneggiare la qualità dell'olio.
di DANIEL DAWSON  - 24 GENNAIO 2018  - s

I microrganismi svolgono un ruolo più ampio di quanto si pensasse in passato per influenzare le qualità chimiche e sensoriali dell'olio d'oliva, suggerisce una ricerca dell'Università del Molise.
I lieviti sono tra i microrganismi presenti nell'olio d'oliva e, a seconda delle loro attività enzimatiche, possono migliorare o danneggiare la qualità dell'olio. Alcuni fungono da conservanti, aumentando la durata di conservazione dell'olio d'oliva. Altri agiscono come catalizzatori di reazioni chimiche che portano alla rancidità nell'olio.
Alcune specie di lievito nato in olio possono esercitare un effetto positivo sulle caratteristiche sensoriali dell'olio di oliva vergine di recente produzione promuovendo il processo di debitizzazione.
- Biagi Zullo, Università del Molise

"L'attività del microbiota di oliva salutare contribuisce notevolmente alla conservazione della qualità complessiva della produzione di olio d'oliva durante la conservazione post-raccolta, la fase di lavorazione e lo stoccaggio dell'olio d'oliva prodotto", ha scritto il ricercatore Biagi Zullo.
Gino Ciafardini, uno dei maggiori esperti di lievito nell'olio d'oliva, e Zullo studiano i microrganismi nell'olio d'oliva dal 2002. Negli ultimi 16 anni hanno scoperto 17 specie di lievito e stanno attualmente valutando come questi microrganismi influenzano le caratteristiche sensoriali del olio.
"Alcune specie di lievito nato in olio possono esercitare un effetto positivo sulle caratteristiche sensoriali dell'olio di oliva vergine di recente produzione promuovendo il processo di debitore", ha scritto Zullo. "Altri lieviti sono considerati dannosi in quanto possono danneggiare la qualità dell'olio attraverso l'idrolisi dei triacilgliceroli e la produzione di aromi sgradevoli".
Il numero e il tipo di specie di lievito sono fortemente dipendenti dalla composizione chimica dell'olio d'oliva. Gli oli con alte concentrazioni di composti fenolici tendono ad avere meno tipi di lievito in concentrazioni più basse.
"Il contenuto dei fenoli polari totali dell'olio d'oliva e il loro profilo come composti antimicrobici, mostrano una forte pressione selettiva sul tipo e sul numero di anni che sopravvivono nell'olio durante la sua conservazione", ha detto Ciafardini. "In generale, la qualità microbiologica dell'olio d'oliva è correlata alla qualità chimica e sensoriale del prodotto."
Il lievito e altri microrganismi che si trovano nell'olio d'oliva provengono principalmente dal frutto stesso. Quando le olive vengono pressate in una pasta, questi microrganismi vengono sospesi nelle goccioline di olio.
"In precedenza, era opinione diffusa che l'olio di oliva vergine fornisse un habitat inadatto a molti microrganismi", ha scritto Zullo. "Da allora, studi di ricerca microbiologica hanno stabilito che l'olio di oliva vergine appena prodotto è contaminato da microrganismi costituiti principalmente da lievito in grado di condizionare le caratteristiche fisico-chimiche e sensoriali dell'olio".

Il lievito e altri microrganismi che si trovano nell'olio d'oliva provengono principalmente dal frutto stesso. Quando le olive vengono pressate in una pasta, questi microrganismi vengono sospesi nelle goccioline di olio.
"In precedenza, era opinione diffusa che l'olio di oliva vergine fornisse un habitat inadatto a molti microrganismi", ha scritto Zullo. "Da allora, studi di ricerca microbiologica hanno stabilito che l'olio di oliva vergine appena prodotto è contaminato da microrganismi costituiti principalmente da lievito in grado di condizionare le caratteristiche fisico-chimiche e sensoriali dell'olio".
Ciafardini e Zullo stanno attualmente classificando queste specie di lievito in base ai loro effetti positivi o negativi sulla qualità dell'olio. Ciafardini ha detto che non c'è modo di controllare i tipi di specie di lievito che finiscono in certi oli di oliva.
"Attraverso la filtrazione dell'olio di oliva non è possibile separare i lieviti che potenzialmente possono danneggiare la qualità dell'olio di oliva da quelli che aiutano la qualità dell'olio", ha detto. "Il modo migliore è quello di produrre olio di oliva vergine di buona qualità, ottenuto da frutti sani, con sufficiente contenuto di fenoli polari in grado di inibire l'attività di alcuni enzimi di lievito indesiderabili."
Non ci può essere alcun modo per controllare i tipi di specie di lievito nell'olio, ma ci sono variabili che i produttori di olio d'oliva possono controllare per garantire che producano un prodotto di qualità superiore.
Le condizioni delle olive quando vengono lavorate hanno un grande effetto sui tipi di lievito presenti nell'olio. Ad esempio, se le olive iniziano a fermentare quando vengono pigiate nell'olio, saranno presenti alcune specie di lievito che producono etanolo ed etilacetato. Queste due sostanze chimiche conferiscono all'olio un sapore aceto se rimane inutilizzato per troppo tempo.
Ciafardini e Zullo hanno anche scoperto che gli oli d'oliva monovarietali tendono ad avere meno, a volte solo una, specie di lievito. A seconda delle condizioni delle olive quando vengono pressate, questo metodo di produzione riduce drasticamente le possibilità di lievito dannoso esistente nell'olio.
Alcuni oli essenziali possono anche essere aggiunti all'olio d'oliva al fine di ridurre la concentrazione di lievito e, in alcuni casi, neutralizzarne gli effetti negativi. Gli olii essenziali usati negli oli di oliva aromatizzati al limone e all'aglio fungevano da inibitori particolarmente forti per la crescita dei microrganismi.
Ciafardini ha detto che la ricerca sul lievito di olio d'oliva ha raggiunto solo la punta dell'iceberg. Lui e Zullo hanno scoperto sei delle 17 specie solo l'anno scorso. I due credono che ci sia molto più lavoro da fare per comprendere appieno come le diverse specie di lievito influenzino la qualità dell'olio d'oliva.
"Nell'olio di oliva vergine ... la presenza e l'attività dei lieviti sono state dimostrate negli ultimi due decenni", ha scritto Zullo. "In effetti, le indagini che esplorano la microbiologia dell'olio di oliva sono relativamente scarse; quindi il microbiota nell'olio extravergine d'oliva rimane scarsamente comprensibile. "
Fonti:
Food Microbiology
National Center for Biotechnology Information

23 gennaio 2018

Italia sempre più importatore e trasformatore di prodotti agricoli non nazionali


 


container_exportIl boom delle esportazioni agroalimentari made in Italy  – che nel periodo gennaio-novembre dell’anno scorso ha raggiunto quota 37,6 miliardi di euro (+7,2%) e che nell’intero anno dovrebbe superare i 40 miliardi di euro – è senz’altro positivo; non va sottovalutata però la contestuale crescita delle  importazioni, che già nei primi undici mesi dell’anno scorso hanno superato i 41 miliardi di euro (+5,3%), facendo migliorare il saldo commerciale (che si riduce del 10,9%) e dei prodotti trasformati (con un surplus che sinora è aumentato del 39%), mentre peggiora il saldo dei prodotti agricoli (con un deficit che cresce del 6,3%). Lo sottolinea Confagricoltura in relazione ai dati diffusi oggi dall’Istat sul commercio estero.
Agricoltura non competitiva «Indipendentemente dal traguardo dei 40 miliardi di export, viene in evidenza – commenta Confagricoltura – che stiamo diventando sempre di più un paese che importa prodotti agricoli e materie prime che poi trasforma. E questo, se va bene nel complesso, deve far riflettere sulla competitività della nostra agricoltura»
da Agricultura - gennaio 2018


21 gennaio 2018

Il Molise non può più attendere

di Umberto Berardo 
Apprezziamo molto quanti il 16 gennaio hanno organizzato la protesta di lavoratori in cassa integrazione e disoccupati per chiedere al Consiglio Regionale del Molise di porre in essere le determinazioni in grado di rendere possibile l'election day il 4 marzo, ma immaginiamo che nessuna persona dotata del più piccolo spirito critico si fosse illusa sulla possibilità anche minima del raggiungimento di un tale obiettivo.
I giochi erano già fatti e riguardavano fondamentalmente le difficoltà a trovare nomi spendibili nel ruolo di presidenti di giunta come a costruire coalizioni possibili; erano in ogni caso legati soprattutto alla possibilità per soggetti e gruppi politici di prendere tempo e differenziare le date per giocare la partita su più campi.

Quanto avvenuto allora in Consiglio Regionale martedì 16 gennaio non è l'ennesimo teatrino grottesco di quanti recitano la parte perché gli spettatori possano convincersi che certe mozioni non siano solo una manfrina?

Eravamo coscienti di come si sarebbe conclusa la vicenda e le prime immediate e successive dichiarazioni di candidabilità in entrambe le consultazioni, nonostante le asserzioni contrapposte precedenti, sono la dimostrazione che probabilmente a non volere l'accorpamento elettorale erano in tanti in barba a dichiarazioni di senso contrario.

Una tornata elettorale per le regionali in Molise sappiamo che costerà qualche milione di euro alla cittadinanza, ma garantirà settimane aggiuntive di compensi ai consiglieri in carica!

Nella campagna elettorale già iniziata spopolano annunci di finanziamenti ed interventi risolutivi su problemi che si trascinano da anni e sui quali nulla si è fatto sin qui.
Per fortuna, noi diciamo, c'è qualcuno che si rende conto della grave situazione che sta vivendo il Molise su differenti versanti che vanno anzitutto da quello culturale fino a quello etico, economico, sociale e demografico. 
Non c'è alcun catastrofismo nell'affermazione che, se non s'interviene sensatamente con una seria politica di programmazione nella tutela del territorio, nello sviluppo di attività economiche legate alla vocazione locale ed alle nuove forme di sistemi produttivi, nella garanzia di servizi adeguati ai cittadini e soprattutto nel sostegno all'occupazione, questa nostra regione vedrà, come già in parte accaduto, scomparire molti enti ed istituzioni fino a vedersi negata la stessa autonomia amministrativa e forse perfino smembrata nel territorio verso forme di macroregione sulle quali si sta procedendo con l'elaborazione di disegni di legge senza che nessuno di essi abbia origine in soggetti e gruppi di studio in Molise mentre si fa strada qualche tentativo di studio su cui ci ripromettiamo di tornare.
Purtroppo anche questa campagna elettorale, con poche ed isolate eccezioni, si sta conducendo con schemi obsoleti, senza partecipazione e priva di rinnovamento sul piano metodologico e programmatico come pure nella scelta di una classe dirigente da far emergere nelle nuove generazioni. 

Il problema centrale in questa regione è che non esiste una popolazione in grado di coscientizzarsi continuativamente sui problemi, di elaborare alla base soluzioni e decisioni conseguenti responsabilizzandosi su una partecipazione diretta ed orizzontale nella gestione delle questioni comuni. 

Per tale ragione rimaniamo convinti che l'operazione più grande a livello politico debba essere di tipo culturale ed educativa da condurre attraverso diverse agenzie per la costruzione di uno spirito critico e per la formazione di una coscienza civica funzionale alla fondazione di una democrazia realmente partecipativa.
La delega si sta rivelando sempre più funzionale a forme di potere verticistico e dunque va rivista attraverso sistemi di controllo diretto della stessa.
Alcuni movimenti ed associazioni, nei quali abbiamo operato per lungo tempo,  hanno tentato di assumersi l'onere di gestire i problemi di natura sociale attraverso forme di partecipazione diretta dei cittadini e si sono aperti in certe circostanze a forme di assemblee larghe, di mobilitazioni e di lotte collettive, estese e condivise; talora al contrario anche in queste esperienze si rifluisce in orizzonti compressi ed elitari che finiscono per rompere il circuito della partecipazione impedendo sinergie e lavoro comune.
Su troppe questioni aperte la politica cerca, come sul dirsi, di mettere la polvere sotto il tappeto nella speranza di riuscire ancora a gestire il potere dirottando le risorse su progetti funzionali ad interessi di basso profilo.

La confusione che regna sotto il cielo molisano è davvero tanta.

Saremo degli idealisti incalliti, ma ci chiediamo ancora una volta se ci sono in questa regione soggetti singoli, associazioni e movimenti che, oltre a stilare programmi e perfino decaloghi, abbiano voglia, come si era in parte tentato, di creare sinergie operative capaci d'immaginare una lista elettorale costituita da persone nuove, possibilmente giovani, competenti, responsabili e capaci di rappresentare in Consiglio Regionale i diritti sacrosanti di una popolazione che vive davvero giorni difficili.
Ovviamente l'orizzonte a cui pensiamo è quello di una sinistra che faccia riferimento ai principi ed ai valori propri di un'area culturale e politica capace anzitutto di eliminare la povertà e le diseguaglianze affermando con forza diritti fondamentali per i cittadini quali quello al lavoro, alla cultura, alla salute, alla libertà nelle scelte ed alle pari opportunità nell'occupazione.
Chi si è costruito capacità politiche, ma non ha saputo metterle a disposizione del bene comune ed è passato sulla scena amministrativa o burocratica senza lasciare traccia o determinando situazioni economiche e sociali involutive crediamo debba avere il buon senso di farsi da parte favorendo un ricambio necessario della classe dirigente.

Il Molise non può più attendere.

Se i cittadini perdono anche il treno di queste consultazioni elettorali noi crediamo che il quadro possa diventare davvero buio.