27 febbraio 2018

Due importanti riconoscimenti che premiano e onorano il Molise



Nel Registro, appena aperto, dei Paesaggi rurali storici, pratiche agricole e conoscenze tradizionali, sono stati iscritti due importanti riconoscimenti per il Molise da parte del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, consegnati qualche giorno fa dal Ministro Martina, nella sala Medici del Ministero, in via XX Settembre a Roma 

Carmelina Colantuono
Il primo dei riconoscimenti è quello della Transumanza dei Colantuono di Frosolone, una delle  due sole Pratiche Agricole inserite nel Registro dei Paesaggi, interpretata da secoli da questa famiglia di allevatori di Frosolone, la ridente cittadina in Provincia di Isernia, nota nel mondo per essere, con Scarperia in Toscana e Magnago in Friuli Venezia Giulia, la città di un artigianato particolare, quello delle forbici e dei coltelli. 
Un'antica pratica, la Transumanza, tuttora vissuta ogni anno dall'intraprendente Carmelina Colantuono, la gentile e bella condottiera che, a fine Maggio, guida la sua mandria dal Gargano a Frosolone per poi riprendere il cammino inverso a Settembre. Un riconoscimento che premia i Colantuono e il Molise, e va a rafforzare la richiesta, già avanzata, di un riconoscimento ancora più ambito quale quello dell'Unesco, cioè di un bene culturale e materiale, patrimonio dell'umanità. 
Emilio Pesino e Antonio Sorbo
con la delegazione dell'Ente Parco

Il secondo è quello assegnato Parco Regionale Storico Agricolo dell’Olivo di Venafro,
dopo una lunga e accurata valutazione da parte dell’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale (ONPR).  Sono  solo 10 i paesaggi riconosciuti e, come tali,  idonei ad essere iscritti ufficialmente nel Registro nazionale dei Paesaggi rurali storici e alle Pratiche agricole tradizionali. Tra i dieci c’è il Parco Regionale Storico Agricolo dell’Olivo della Città dell’Olio di Venafro, unico al mondo.
Il frutto di un grande lavoro congiunto: Comune di Venafro, con il sindaco Antonio Sorbo, coordinatore regionale e vicepresidente città dell’olio;  Ente Parco, con il suo Presidente Emilio Pesino  e il supporto prezioso dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, con il suo Presidente Enrico Lupi, che, dopo aver dichiarato tutta la sua soddisfazione per questo importante riconoscimento, ha detto  “Siamo molto orgogliosi del prezioso e tenace lavoro svolto dal Comune di Venafro e dall’Ente Parco che, con il nostro supporto, ha ottenuto un traguardo importantissimo  Ci auguriamo che questo  riconoscimento sia un ulteriore strumento di promozione del territorio , a noi molto caro”.
Questo caloroso e importante auspicio del Presidente Enrico Lupi, che, per l’impegno profuso da lui e dall’Associazione, merita l’attenzione del Governo regionale e del suo Assessore all’Ambiente e all’Agricoltura, che, distratti da altri impegni, si sono dimenticati di versare all’Ente le quote di tre annualità dovute al Parco per legge. C’è da sperare che questo importante riconoscimento eviti il rischio della chiusura di un’istituzione che porta alta la bandiera del Molise ed è, giustamente, fonte di orgoglio di tutti i molisani che amano il Molise. A tale proposito l’emozione del sindaco di Venafro, Antonio Sorbo, ha un suo preciso significato, al pari delle parole del Presidente dell’Ente Parco Emilio Pesino,  “Ringrazio tutti coloro che, a vario titolo, hanno dato il loro contributo per il raggiungimento di questo obiettivo che ci permette di guardare con fiducia al futuro, nonostante la strada in salita”.
Chiudo con un applauso alla Transumanza dei Colantuono, una delle due pratiche agricole premiate, e, al Parco Regionale storico agricolo dell’Olivo di Venafro, oggi uno dei primi dieci Paesaggi rurali Storici registrati, alla tenacia del suo Ente che non molla, e che, per questo, ha tutta la solidarietà mia e del Molise che resiste.
pasqaualedilena@gmail.com

L’INDIGNAZIONE, DOMANI A BOJANO ALLE 17,30


 Perché ci indigniamo? L’indignazione nella storia e nella letteratura, libri e film sul tema, intelligenza emotiva, perdono e vendetta, come usare le emozioni. Appuntamento gratuito del Centro Studi Agorà con obbligo di portare con sé un libro. La nobiltà del Molise si costruisce con la Cultura.



“L'indignazione è la difesa dell'anima contro le ferite del dubbio”. La frase del filosofo contemporaneo, Allan Bloom è stata scelta per aprire il Salotto Letterario UMDI di Febbraio del Centro Studi Agorà. Tema al centro del dibattito, che vedrà interventi programmati e non, di docenti universitari, studiosi, ricercatori, esperti, rappresentanti delle istituzioni, giovani, gente comune, è infatti l’Indignazione, emozione spesso associata impropriamente alla rabbia,  che si esprime, in genere, in modo discreto, e consiste nel provare un sentimento costituito da un misto di sdegno, risentimento o riprovazione, nei confronti di persone o comportamenti, ritenuti offensivi intrinsecamente o nei confronti del proprio senso morale. Un argomento di scottante attualità, che coinvolge ognuno di noi e chiama alla riflessione. L’iniziativa del Centro Studi Agorà  e del quotidiano UMDI Un Mondo d’Italiani con Regione Molise Presidenza del Consiglio - Università del Molise, Cattedra di Storia Contemporanea – Istituto Italiano Studi Filosofici, Ippocrates – Molise Noblesse - Servizio Civile Nazionale – Casa Molise – Aitef - Comune di Bojano, nasce da un’idea di Mina Cappussi: ricreare il Salotto Letterario che, dal symposium greco, ha trovato la sua massima espressione nelle donne illuminate che riunivano intellettuali e personaggi di spicco influendo, di fatto, sulla formazione dell'opinione pubblica e sulla politica dello Stato. Un progetto ambizioso “Porta un libro e tornerai con un’idea!”, che ha intercettato una domanda di cultura importante, perché i Salotti, a Bojano, sono diventati un cult, uno al mese, ognuno con un tema diverso, ricompresi nelle azioni di Molise Sperimenta per il Patto per lo Sviluppo del Molise nel solco di “Molise Noblesse, Movimento per la Grande Bellezza di una piccola regione”. Di indignazione si parlerà mercoledì 28 febbraio 2018 alle 17.30 a Palazzo Colagrosso. In apertura i saluti istituzionali di Marco Di Biase, Sindaco del Comune di Bojano, Clementina Columbro, Assessore alla Cultura, Nico Ioffredi, Delegato alla Cultura della Regione Molise. Si entra nel vivo con gli interventi. “L’indignazione come motore della storia” il titolo della relazione del prof. Giuseppe Pardini, Docente di Storia Contemporanea Università degli Studi del Molise; Mina Cappussi, Direttore del quotidiano internazionale Un Mondo d’Italiani, docente Università Roma Tre, Counselor, affronterà la questione da uno speciale punto di vista “Perché ci indigniamo”. E’ un excursus ambizioso quello del prof. Giulio de Jorio Frisari del prestigioso Istituto Italiano Studi Filosofici, che parlerà di “Grandi indignati nella letteratura tra perdono e vendetta”. La prima parte della serata si chiuderà con letture, improvvisazioni, testi poetici, canzoni delle ragazze e dei ragazzi del Servizio Civile Turchese e Argento, e del pubblico in sala. Sarà poi il turno di Franca Romano, della Via Micaelica Molisana, con “Intelligenza Emotiva (Goleman). Come usare le emozioni”, seguita da Angela Arena (studentessa Economia Aziendale Unimol), con “Indignatevi di Stephane Hessel”. Random reglection rappresenta invece una novità assoluta e una sorpresa a cura di Valentina Lancellotta, Alessandra Del Riccio e Carla Rossi. Si spegneranno le luci e…

Ovviamente non riveliamo cosa accadrà, altrimenti che sorpresa sarebbe?

Le conclusioni sono affidate a Maurizio Varriano, coordinatore nazionale di Borghi d’Eccellenza. Nel corso della serata sarà annunciato il prossimo Salotto Letterario di Marzo e il primo Molise Award in the World in regione, dopo quello tenutosi a Bologna, che premierà tre eccellenze in viaggio in Italia e oltre.

La partecipazione ai Salotti Letterari UMDI è libera, gratuita e aperta a tutti, ma come segno di riconoscimento e biglietto unico per entrare è richiesto un libro in bella vista!

Appuntamento mercoledì 28 febbraio alle 17.30 a Palazzo Colagrosso.







L'indignazione è la difesa dell'anima contro le ferite del dubbio

 (Allan David Bloom)

Porta un libro e tornerai con un’idea!

23 febbraio 2018

GRAZIE RIGOLETTO


L'altro giorno, parlando de "il mondo di Bruno" e del suo bellissimo libro "Un uomo fortunato", ho citato anche i nomi di altri miei due maestri nel mondo sindacale contadino, da me vissuto con grande passione in Toscana, Rino, il Fioravanti, e, Rigoletto, il Calugi, due personaggi straordinari, già mezzadri, dirigenti di grande spessore, a livello toscano e, per Rino, anche nazionale. Attenti amministratori, comunali, provinciali e regionali.
Con la notizia, appena arrivata, della morte di Rigoletto, i miei tre maestri, Bruno, il Bartoli, Rino e, ora anche Rigoletto,  sono tutt’e tre ora solo nel mio cuore e nella mia memoria. Proprio ieri si è chiusa, a Roma, la VII Assemblea elettiva (Congresso) della CIA- AGRICOLTORI ITALANI, la Confederazione che ha le sue radici profonde, Alleanza dei Contadini, Unione Coltivatori Italiani e Federmezzadri-Cgil,  le tre organizzazioni che, nel dicembre 1977, hanno dato vita, sempre a Roma, alla Confederazione italiani coltivatori, poi Cia. Un percorso esaltante, che ha visto protagonisti i miei maestri sopra citati. 
La mia grande fortuna è stata quella di averli conosciuti e, ancor più, di averli ascoltati, rubando pezzetti della loro grande esperienza e della grande umanità che l’anima della campagna, il mondo contadino, sapeva esprimere con tutti i suoi valori e, nonostante il periodo presente - per niente bello per la nostra agricoltura - ancora riesce a trovare la forza di manifestare.
Rigoletto, come la gran parte dei mezzadri che ho avuto la fortuna d conoscere, avevano un grande amore per l’arte ed erano, grazie alla loro voglia di sapere, affascinati dalla cultura. Ricordo i nostri incontri con un bravissimo pittore di Bagno a Ripoli, la cittadina dove Rigoletto abitava, il maestro Giuseppe Mazzon, a quei tempi già anziano, il rispetto con cui ci dialogava e raccontava le sue opere che parlavano della Toscana - quella propria di Rigoletto - la fattoria, il castello, le mura che racchiudono le stradine, le vigne sostenute,o, meglio, maritate con l’oppio (acero campestre), i campi.
Ricordo anche che devo a lui ed a Ilario Rosati, di origine mezzadro, anch'egli attento amministratore pubblico, consigliere regionale della Toscana, fondatore e presidente di un’Associazione culturale,Ass. cult,  la pubblicazione del libro “U penziere”, la raccolta delle mie poesie in dialetto larinese, pubblicato da “Il Grifo”, una nota casa editrice di Montepulciano. E' stato lui a rappresentare l'associazione e ad onorarmi della sua presenza alla prima delle presentazioni del libro, nel 1989 a Larino, insieme con un mito dell' Atletica e dello Sport italiano, Sara Simeoni, nell'atrio del Palazzo Ducale,
Rigoletto, grande cacciatore, e, come tale, capace di tenerti inchiodato, con i suoi racconti di vita e di lotta, anche ore. Una figura splendida che si lasciava ammirare e amare.  Grazie Rigoletto.

22 febbraio 2018

Multinazionali, paura del “Genius loci” spirito e simbolo dei nostri territori

di Pasquale Di Lena - ITALIA A TAVOLA Pubblicato il 22 febbraio 2018 | 09:24
Oggi quantità e qualità si scontrano più che mai, con la prima, delle multinazionali, che tenta di accaparrarsi la politica, e ce la fa, svalorizzando la seconda, e con essa tutta la biodiversità italiana.
In un mio precedente articolo, uscito un anno fa sul mio blog con il titolo “L’attacco al territorio ed all’agricoltura contadina mette a rischio il primato delle eccellenze Dop e Igp”, sottolineavo la “lungimiranza” di chi, con il regolamento Ue 2081/91, ha trasferito in Europa, allargando all’insieme delle categorie e le specialità dell’agroalimentare, l’esperienza, tutta francese e italiana, delle denominazioni di origine dei vini.
Un processo virtuoso che ha portato, nel corso di un quarto di secolo, al riconoscimento in Europa di 1.387 indicazioni geografiche, dando all’Italia la possibilità di salire, a partire dal 2005, sul podio più alto dei riconoscimenti registrati, con la Francia sempre più a distanza. Ad oggi sono 294 i riconoscimenti Dop e Igp per l’Italia, che, se necessario e serve per rafforzare il primato, possono attingere da una riserva ricca di 5mila prodotti tradizionali, espressi tutti da altrettanto numero di piccoli e grandi territori.
Un patrimonio immenso legato ai territori ed alla ricchezza espressa dalla biodiversità, e, non meno importante, alla cultura e all’impegno dei grandi protagonisti della ruralità, il mondo contadino.
Concludevo queste mie riflessioni scrivendo: “L’intero podio rischia di crollare se vengono approvati i due trattati che l’Europa sta per firmare, quello con il Canada e quello con gli Stati Uniti d’America, Ceta e Ttip, che servono a dare un potere in più alle già potenti multinazionali che, come si sa, privilegiano la quantità alla qualità, la uniformità alla diversità, riducendo a poca cosa le sovranità nazionali”.
Un di questi due trattati, quello Europa-Canada (Ceta) è stato già approvato ed è in funzione, ma pesano su di esso, come spada di Damocle, le decisioni che verranno prese dai singoli governi nazionali. Basta un No per annullarlo e, per quanto mi riguarda, spero fortemente che questo arrivi prima che le lobby della finanza e delle multinazionali prendano posizione, con i loro modi garbati e le loro accattivanti e convincenti promesse, presso i governi nazionali. Il nostro governo Gentiloni aveva già deciso di approvarlo con un voto di fiducia, poi, invece, rinviato al governo che verrà.
Si dà il caso che chi è fortemente interessato ad avere nelle mani, con l’espressione massima delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, il mercato globale, non sta a dormire, e, dopo la pausa della Riforma della nostra Costituzione, che avrebbe tolto tutti, o quasi tutti, gli ostacoli sul percorso, ha ripreso la strada e la pratica di smontare uno ad uno quelli rimasti.
Un’azione che vede, com’è del resto nelle abitudini di questi padroni del mondo, molti collaboratori, con alcuni che primeggiano nel mondo universitario, nel campo dell’informazione e comunicazione, o, anche, dell’editoria. Tutti impegnati, insieme con istituzioni e loro fondazioni, a sminuire il percorso tracciato dalle indicazioni geografiche (troppe, dicono) o a banalizzare il valore e il significato delle stesse (il panino della Mc’Donald’s o il minestrone della Nestlé) o, anche, con articoli e, perfino, libri, a diffidare della storia, cultura, bontà e autenticità di queste prelibatezze certificate, visto che sono “inventate”.


Il compito assegnato è quello di smontare il castello delle indicazioni geografiche - con i marchi Dop e Igp che hanno il significato di garantire di una qualità certificata il consumatore informato - per renderlo un rudere e non più un elemento di distinzione dalle minute casette tutte eguali. Non è da oggi che l’agricoltura industrializzata, con i suoi prodotti, va all’attacco dell’agricoltura contadina, quest’ultima vista come un fastidio da eliminare.
Il guaio è che i sostenitori-padroni della prima forma di agricoltura sopra citata ci stanno riuscendo, avendo ormai la politica tutta nelle loro mani e con la complicità stessa di chi dovrebbe difendere il mondo contadino e non lo fa, vuoi per voglia e vuoi per distrazione.
E, così, oggi più che mai, la quantità si scontra con la qualità, l’omologazione con la diversità. Qualità e diversità, quali espressione delle peculiarità, prima di tutto quelle organolettiche delle Indicazioni geografiche, e , anche, i due elementi distintivi strettamente legati all’origine, il territorio. Si sa che le multinazionali - queste benemerite dell’umanità - e il sistema che sta riducendo a poca cosa il globo, non amano territori diversi dalle grandi pianure e coltivazioni che non si adattano a queste realtà. 
L’idea che queste benemerite hanno del territorio è chiara, per il semplice fatto che essa è limitata al suo massimo sfruttamento, fino all’esaurimento, e/o alla sua trasformazione in cemento o asfalto. Ecco perché l’Italia con le sue mille e mille colline, le montagne e la stessa pianura, anche se poca, è un fastidio, possibilmente da eliminare o ridurre a poca cosa. Il Paese che, già ai tempi dell’impero romano, parlava di un “genius loci”, lo spirito o il simbolo che riusciva, e ancora riesce, a confondersi con il luogo per esprimerlo, identificarlo e esaltarlo con le sue peculiarità, quali la qualità e la diversità, e, così, rappresentarlo.
Sta tutto qui, da quando hanno preso il sopravvento sulla politica, l’accanimento delle multinazionali contro il meglio che il nostro Paese riesce ancora ad esprimere. E la colpa è tutta e solo del “genius loci”, lo spirito, per loro maligno, che li mette in grande confusione e ambascia.
È a questo “genius loci”, che, oggi più di sempre, bisogna aggrapparsi per costruire e vivere un domani sempre più ricco di bellezza dei paesaggi; bontà di tradizioni, storie, culture; di amore; di delicate e forti emozioni.

21 febbraio 2018

Le Api e l'Ambiente



Un incontro importante e di grande attualità quello di sabato mattina a Larino. L'occasione per parlare dell'Ambiente che ci circonda, il territorio, la biodiversità, il paesaggio, l'agricoltura e il cibo e di quel piccolo prezioso insetto, l'ape, con il suo miele, il polline, la pappa reale, la cera e il veleno, e, soprattutto, con quel suo lavoro infaticabile di impollinazione, che è vita, della gran parte delle piante entomogame.


Non a caso “se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita”, frase attribuita al grande Albert Einstein, che, però, secondo i biografi del grande scienziato premio Nobel, non ha mai pronunciato. Una frase che, comunque, ha una sua verità, che è quella della possibilità che l'impollinazione dà alle piante di riprodursi. L'80% delle specie vegetali hanno bisogno di impollinazione, da parte delle api e altri insetti pronubi.
Le api, come gli altri insetti e gli stessi uccelli, sono particolarmente sensibili all'ambiente, alla sua qualità. Vivono solo là dove la natura è sana. E, a causa di un ambiente sempre più malato da polveri sottili, veleni e quantità sbalorditive di pesticidi e insetticidi, si registra, anche per alcune malattie proprie di questi insetti, una mortalità del 30-35% superiore al tasso naturale. In Europa le colonie di api si sono ridotte del 40%., 
Sono 5mila gli insetticidi che attualmente mettono a rischio le api, famoso il Cruiser della Syngenta che, nel 2008, fece una vera e propria strage di api e per questo messo al bando qualche anno dopo, quando ormai era già tardi.
Anche l'espandersi delle monoculture e la perdita di biodiversità sono contro le api, insetti fondamentali per la sopravvivenza degli ecosistemi naturali  gli stessi animali, esseri umani compresi o soprattutto. Avere a cuore il territorio e il suo ambiente è una necessità per la nostra stessa sopravvivenza.
Bel venga questo incontro che ci dà un quadro più preciso della situazione, se non allarmante comunque preoccupante.
Sabato 24 alle ore 9.30 a Larino
pasqualedilena@gmail.com




Frottole mascherate da promesse invece che idee, progetti e proposte.

Solo spot promozionali di un'indecenza scandalosa e devastante, sostenuti dalla gran parte dei media. Tutto all’insegna del neoliberismo che vuole la politica sempre più schiava dei poteri forti e degli interessi individuali o di gruppo.
di Umberto Berardo
Recentemente abbiamo postato le seguenti due riflessioni su FB condivise da moltissimi amici. 
"Elezioni politiche del 4 marzo: siamo certi che si tratta di vere elezioni con reale potere decisionale a qualsiasi livello?"  
"Sui banchi della campagna elettorale si vendono "frottole" mascherate da "promesse". Lo strano è che c'è gente che le compra!"

Chiaramente non si trattava di inviti all'astensionismo dal quale almeno in questo momento siamo molto lontani, ma la loro consequenzialità non era evidentemente casuale, giacché, anche se in termini schematici, voleva essere una considerazione schematica sul momento grottesco che oggi vive la politica ed un invito a riflettere sulle sue distorsioni.

Non essendo più in grado di porsi a livello di proposta di lungo termine e di largo respiro, ridotta ormai in gran parte a serva del mondo finanziario, incapace di generare interessi e passioni, cerca soluzioni plutocratiche o oligarchiche per la gestione del potere sic e simpliciter, riducendo a forma poco più che simbolica la partecipazione decisionale della popolazione.
È così che, invece di elaborare idee per una legge elettorale in grado di dare reale potere di scelta ai cittadini, si è inventata in Italia una serie di proposte per il voto che di fatto riducono il suffragio alla pura lettura di una scheda elettorale elaborata dalle segreterie dei partiti nella quale ci si può limitare unicamente a scegliere una forza politica o coalizioni fittizie.

Poiché in generale, con le dovute ridottissime eccezioni, l'unica fonte ispiratrice sembra l'ideologia neoliberista che sta conducendo alla privatizzazione di tutti i servizi pubblici ed alla deregolamentazione dei più importanti aspetti della vita comunitaria, alla politica non rimane altro che trasformarsi in una grande agenzia propagandistica studiando il marketing più opportuno per parlare non alla testa, ma alla pancia dell'elettorato.

Non più allora idee comprensibili di costruzione di una società a misura di esseri umani e fondata sull'eliminazione dei privilegi e sulla realizzazione della giustizia sociale, non progetti di costruzione di un'economia di condivisione sociale, ma veri e propri spot promozionali di un'indecenza scandalosa e devastante sistematicamente bocciati da quella parte del mondo scientifico, economico ed intellettuale non asservita al potere finanziario.

È un sistema che, sostenuto da gran parte dei media, rischia di oscurare ogni forma di pluralismo, di confronto e di pensiero critico.
Ci sono da diversi angoli promesse come il reddito di cittadinanza, il miglioramento degli assegni familiari ed il regime delle deduzioni e detrazioni fiscali.

Su questo palco pubblicitario senza ritegno potremmo enucleare poi le tantissime frottole mascherate da promesse che vanno dall'eliminazione della tassa di possesso delle auto, del canone Rai, della legge Fornero, degli studi di settore, delle tasse universitarie, dell'Irap e ... chi più ne ha più ne metta.

Noi vorremmo fermarci su quella che riteniamo la balla più grossa gonfiata nel cielo della pubblicità elettorale e che ad economisti di grande spessore intellettuale ed etico appare come una proposta davvero irrealizzabile.

Stiamo parlando della flat tax, ispirata, manco a dirlo, nel 1956 dall'economista Milton Friedman, padre del neoliberismo.

Oggi interessa in gran parte paesi dell'area dell'est europeo e quelli dei cosiddetti paradisi fiscali.

Si tratta di una tassa forfettaria, piatta, uguale per tutti, proporzionale, ma non progressiva, che a giudizio di Forza Italia e della Lega dovrebbe avere un'incidenza del 23% o addirittura solo del 15% con l'allargamento della stessa "no tax area" che oggi prevede il tetto degli ottomila euro.

Siamo davanti ad una proposta a nostro avviso irrealizzabile, impraticabile, illusoria, ma soprattutto profondamente ingiusta ed incostituzionale.

Intanto,  secondo calcoli di economisti de "lavoce.info" , una realizzazione di tale idea di tassazione comporterebbe per il bilancio dello stato un ammanco di poco meno di sessanta miliardi e finora non si riesce a spiegare quale può essere la copertura finanziaria per il mancato gettito fiscale.

Oltretutto la fascia più bassa di redditi vedrebbe un risparmio di appena l'1% mentre quella più alta raggiungerebbe addirittura il 14% .

Dovrebbe essere chiaro a tutti che ancora una volta il vantaggio maggiore sarebbe per le fasce più ricche della popolazione con un ulteriore allargamento della forbice di distanza tra benestanti e poveri.
Quando poi, allora, si dice genericamente che occorre eliminare le disuguaglianze la coerenza si eclissa e si vendono lucciole per lanterne.

Chi fa tale proposta oltretutto dimentica che la Costituzione Italiana nell'art. 53 fissa con estrema chiarezza i criteri di attribuzione del sistema tributario nei seguenti termini: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività."

È a nostro avviso proprio la mancanza di progressività che rende incostituzionale la proposta della flat tax.
Piuttosto che cimentarsi in suggerimenti di pura facciata, le forze politiche farebbero bene a rimodulare davvero in maniera radicale la redistribuzione della ricchezza eliminando le aree scandalose di privilegi nelle retribuzioni e nel sistema pensionistico intorno a cui occorre finalmente fissare dei tetti che nessuno deve avere il diritto di superare.

In questa direzione le linee essenziali di un programma credibile sono nel diritto fondamentale alla casa, al lavoro, alla salute ed all'istruzione.

Se la politica non è capace di impegnarsi su questo, rimarrà schiava dei poteri forti e degli interessi individuali e di gruppo accentuando un processo di scadimento e regressione foriero di orizzonti bui.




20 febbraio 2018

DUE PRIMIZIE DEL MOLISE - Tra Casacalenda e Bonefro



La prima è di Fontenuova, il Caseificio artigianale di   Tina e Giovanni Nomaro, non lontano da Biosapori, in Casacalenda. Un formaggio, ancora bianco come un latticino (sottovuoto), impastato con le vinacce delle Cantine di Angelo D’Uva di Larino.
un’altra fonte di novità,


Una squisita delicatezza che, appena entra in bocca e scivola sul palato, si apre come un ventaglio e, così, si diffonde appagando il gusto. Ottimo come apertura, ma, personalmente, l’ho trovato superbo a chiusura di un pranzo, quando ti lascia con la bocca piena che racconta e lega tutto quello che hai mangiato. Ti viene facile dire, con i lombardi, la bocca non è stracca se non sa di vacca. Un applauso a Giovanni.

La seconda bella e interessante novità, che farà impensierire qualche multinazionale, è il BRODO VEGETALE ESSICCATO dellAzienda San Vito- Natura etica, dei Di Memmo, tutti giovani dalle antiche tradizioni, che operano subito dopo il confine di Casacalenda, nel Comune di Bonefro, anche qui in provincia di Campobasso. 

Un Brodo vegetale 
Sano e salutare, composto di verdure essiccate, poco calorico, tutto naturale e senza olio di palma, glutammato e sale;
facile e veloce da utilizzare (un cucchiaio raso in ½ litro d’acqua bollente prima di buttare la pastina o il riso, il tutto legato con un filo di olio extravergine, meglio se di oliveti coltivati su queste colline);
Conveniente, visto che ogni porzione (il barattolo ne contiene 12) non si spende più di  50 centesimi di euro.
Tutte le verdure sono prodotte in modo naturale nell’azienda San Vito- Natura viva dei Di Memmo
pasqualedilena@gmail.com

Caseificio La Fontenuova                             SanVito - Naturaviva Sas
                                                                    cda San Vito Bonefro
di Tina e Giovanni Normano                   sede legale: via Trieste, 31  - 86043 Casacalenda
via Scipione Di Blasio,57                           tel. 0874 844112
86043 Casacalenda                                   Email aziendasanvito@gmail.com
Email lafontenuova@tiscalinet.it               referente:                                                www.aziendasanvito.it                                   Domenico Di Memmo cell.3476404679
                                                                          
                                                                                                
                                                                           








17 febbraio 2018

Agricoltura, la grande assente

Se dell'Ambiente se ne parla poco in questa campagna elettorale, l'Agricoltura con la sua crisi profonda, strutturale è la grande assente.
In verità non ci sono, a tutt'i livelli istituzionali e professionali, successi politici da valutare in questo campo, ma solo sconfitte duramente pagate dai coltivatori, i protagonisti della sola agricoltura possibile, nel Molise e in Italia, quella contadina, e, nel contempo, dai territori vocati al settore primario e fonti di bontà e, soprattutto, di bellezza con i suoi paesaggi.
Eppure Agricoltura vuol dire cibo, vita e i territori la sola possibilità per programmare il futuro del Molise e dell'Italia!

Solo il Mercato può dare la risposta di cui hanno bisogno i coltivatori, il reddito indispensabile che serve per rimanere in campagna e fare nuovi investimenti.
C'è da dire che per vincere sul mercato servono programmi e strategie concordate dal pubblico e dal privato, strutture e strumenti adeguati, professionalità al servizio sia del pubblico che dei produttori e trasformatori.
Tutto importante, ma, c'è una priorità da tener presente se  si vogliono cogliere gli obietti che il mercato mette a disposizione ed è quella dell'unità dei produttori e degli stessi trasformatori. Bisogna  convincere i soggetti sopra citati che serve fare squadra e che, per fare squadra, c'è bisogno di associarsi, stare insieme ed essere i protagonisti delle associazioni, delle cooperative e dei consorzi, quali strumenti di partecipazione e di confronto con i partners delle diverse filiere, decisivi per la conquista del Mercato e del giusto reddito. La storia, soprattutto quella recente, ci dice che all'agricoltura non servono le elemosine, soprattutto quando mal distribuite, e, meno che mai, la demagogia, i due elementi che la stanno avvelenando da anni.
Solo chi parla di mercato ha a cuore il rilancio dell'agricoltura e, con essa, dei nostri territori.

16 febbraio 2018

Partire dalle radici per comprendere il senso dell'associazionismo agricolo

A pochi giorni dalla nuova assemblea elettiva della Cia, occorre ricordare dove fondano le radici dell'associazionismo agricolo. Lo facciamo ricordando la figura di Bruno Bartoli, allora Presidente dell’Alleanza dei Contadini della Provincia di Firenze, anche per restituire speranza ai giovani disillusi


La prossima settimana si svolgerà il VII Congresso della Cia - Agricoltori Italiani, l’organizzazione nata dalla CIC (Confederazione Italiana Coltivatori), che ho avuto la fortuna, nella veste di membro della Presidenza dell’Alleanza dei Contadini Toscani, di collaborare alla sua promozione e fondazione in Toscana, e. poi, a livello nazionale, quale delegato al Congresso di fondazione di questa nuova organizzazione, che raccoglieva la storia e l’esperienza di altre organizzazioni, l’Alleanza dei Contadini, di matrice comunista; l’UCI, Unione Coltivatori Italiani, di matrice socialista e la gloriosa Federmezzadri, una forte componente della CGIL.
A Roma sono andato con la grande squadra dei fondatori della Toscana, la delegazione più numerosa dopo quella emiliana romagnola. Una grande emozione quella vissuta con la partecipazione al congresso che c’è stato a Roma nei giorni precedenti il Natale del 1977. Un’emozione che raccoglieva tutte le emozioni vissute nelle assemblee e congressi fondativi, che si sono svolti in tutta la Toscana, insieme con i nuovi compagni di percorso, soprattutto i mezzadri, che sono stati tanta parte della storia toscana, soprattutto dopo la guerra, quando con il ritorno alla democrazia, si son presi la responsabilità di vivere le grandi lotte contro padroni - parassiti e prepotenti -- per una diversa ripartizione delle quote fissate da leggi obsolete.
Quando hanno preso in mano il governo dei Comuni e delle Province e, poi, della Regione Toscana, dimostrando di essere amministratori capaci, onesti e, soprattutto, lungimiranti.
Una storia che continua ancora oggi e vive con la rabbia e l’impegno di figli e nipoti di questi uomini che avevano a f
ianco grandi donne, la famiglia. Una rabbia per un mondo che non va e, soprattutto, contro i processi, avviati da qualche decennio, che hanno portato a diffondere il bubbone del trasformismo con l’accettazione di uno stato di rassegnazione, l’unico male che non ha mai colpito i mezzadri.
Ho vissuto quei giorni a Roma a fianco di Bruno Bartoli, allora Presidente dell’Alleanza dei Contadini della Provincia di Firenze, dove avevo iniziato a vivere la mia esperienza di sindacalista del mondo contadino. Una grande scuola animata da bravissimi maestri, uomini capaci di trasmetterti le loro passioni, i loro valori, la vita.
Ho parlato della mia grande emozione e di quella di Bruno Bartoli, uno dei miei maestri di vita, importanti, che, nell’occasione, aveva mostrato d avere più emozione della mia, e, a giusta ragione, visto che si stava celebrando il grande sogno dell’unità del mondo contadino (intanto di quello d’ispirazione della sinistra) e della sua riscossa, nel momento in cui c’era forte bisogno di questo mondo e dell’agricoltura per un corretto ed equilibrato sviluppo economico, capace cioè di avere il perno su cui poter girare e, così, produrre quei risultati di progresso civile e sociale, oltre che economico, di cui il Paese aveva forte bisogno.
Sarà stata quella grande nostra emozione condivisa in quei giorni, che avrà spinto Bruno a chiedere a me la presentazione del suo bellissimo libro “Un uomo fortunato”, vincitore del Premio LiberaEtà. Un libro di 232 pagine, che si può richiedere a “LiberEtà, la rivista delle generazioni che s’incontrano”, che Bruno scrive – quando in pensione nella sua Empoli si occupa dei pensionati – per raccontare la sua vita di figlio di mezzadri, componente di una famiglia che ha sofferto la fame, il freddo, il duro lavoro e le offese del padrone, all pari di tutte le altre famiglie di mezzadri. Questa vita diventa esperienza che genera la voglia di reagire e resistere, ribellarsi contro un mondo, allora in guerra e sotto la dittatura fascista, con l’esempio della Resistenza a questa dittatura e la voglia di riscatto. Un riscatto che apre alla democrazia, alla solidarietà, alla giustizia e vede Bruno e il suo mondo dei mezzadri e degli altri che vivono la campagna, protagonisti di nuove lotte e di nuovi impegni. Uno, quello di militante dentro il sindacato che lo porta a vivere gli stessi valori e le stesse passioni con altri lavoratori, in particolare gli operai delle fabbriche.
E’ bella la sua dichiarazione d’amore per il sindacato “ Ho sempre sostenuto che quando il sindacato mi ha dato è stato più di quanto gli abbia restituito”. Il sindacato, i compagni, la famiglia di ieri e di oggi, la sua vita, sono le ragioni prime che lo portano a dichiararsi “un uomo fortunato”.
Un libro di grande attualità e, ne sono convinto, una sua lettura farebbe bene ai giovani che hanno bisogno di speranze, ma, soprattutto a quanti si sentono di rappresentare il mondo delle campagne e dare ad esso le speranze dei “Bruno”, che non stanno nella perfetta organizzazione di uffici capaci di sbrigare bene le pratiche burocratiche, ma nella partecipazione degli iscritti alle scelte dell’organizzazione. Gli uffici per una quantità esagerata di burocrazia, nata e cresciuta non a caso, che sta soffocando il coltivatore - come a me piace ancora chiamare chi lavora la propria terra- e che rende ancor più difficile la vita di chi vogliono servire.
Il mondo dell’agricoltura ha bisogno di capire chi sono i suoi padroni di oggi, quelli che lo stanno riducendo a poca cosa e spingono i suoi protagonisti ad abbandonare il campo, proprio nel momento in cui il Paese ha bisogno di agroalimentare, soprattutto della qualità e della diversità che i nostri preziosi “coltivatori” hanno saputo esprimere nel tempo, con il risultato del primato delle indicazioni geografiche, dop e igp, l’immagine che vive il cibo italiano nel mondo, grazie anche alle iniziative e alla bravura dei nostri cuochi.
Ha, il mondo che si vuole rappresentare, il bisogno di capire che il problema oggi dell’agricoltura italiana, è non solo il suo problema, ma dell’intero mondo dei consumatori, i cittadini, che, al pari dei coltivatori stanno pagando duramente un tipo di sviluppo che vede una sola agricoltura, quella industriale. Un’agricoltura che, non solo è contro l’altra, quella contadina, ma contro un Paese che ha il pregio di avere un territorio ricco di colline e di montagne, con le stesse poche pianure, dove ancora rimane del terreno agricolo, che hanno ancora viva nella loro memoria la presenza di un mondo, quello contadino, non inventato, ma vero.
Un mondo che ha tutto per contribuire a far vivere, non solo - come scrive Bruno - una società più giusta, ma quel futuro migliore di cui tutti ne abbiamo bisogno.
di Pasquale Di Lena
Teatro Naturale pubblicato il 16 febbraio 2018 in Tracce > Cultura